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presentazione “MURO DI CASSE” di Vanni Santoni + djSet (Venerdì 19 Giugno h. 20)

“…prima di capire che ballare è bello, anzi che il ballo è celebrazione, è rito, è il più elementare abbandono dell’io, i bambini lo sanno, basta che li metti davanti a una cassa e ballano, i bambini senza che nessuno glielo insegni girano su se stessi fino a stordirsi. Quanto ho girato! Facevo le feste già a tre anni, a casa della nonna: non mi si biasimi allora se remo sotto cassa.”

(V. Santoni, Muro di Casse)

Venerdì 19 Giugno (ore 20) lo scrittore Vanni Santoni (https://sarmizegetusa.wordpress.com/) sarà ospite in Polveriera per presentare il suo ultimo romanzo: MURO DI CASSE (Laterza), un “romanzo ibrido, che include parti di saggio e reportage, per raccontare, con tre storie concatenate tra loro, quello che è stato il mondo della free tekno e della cultura rave dai primi anni ’90 a oggi, a livello controculturale, musicale, sociale, politico e anche spirituale, ma soprattutto come parte rilevante della vita di tanti giovani e meno giovani per un quarto di secolo, tra momenti d’oro e disfatte, conquiste e repressioni, sogni utopici e fini annunciate.”
Un free party è quello che nella vulgata è chiamato comunemente “rave”: una festa interamente autoprodotta e autogestita, assolutamente gratuita, genuinamente anarchica, a base di musica elettronica (techno, ma non solo, ci possono ben essere altri generi e sottogeneri, come breakbeat, frenchcore, drum’n’bass, psychedelic trance, la stessa tribe tekno, che è una versione più veloce, brutale e “artigianale” della techno) e che dura in genere molto più di una serata tradizionale, a volte anche molti giorni, spezzando, con ciò, la divisione tra tempo del lavoro e tempo del divertimento imposta dalla società.

– Cosa è stata questa ‘cosa’ sfuggente, multiforme ed entusiasmante avvenuta in Europa tra il 1989 e oggi – una cosa lunga dunque un quarto di secolo?
Proprio dalla consapevolezza che nessun dato potrà mai avvicinarsi al significato profondo del rave, del trovarsi lì, a ballare davanti a un muro di casse fino al mattino (e sovente fino a quello ancora successivo) in quelle industrie abbandonate, in quei capannoni, in quei boschi, in quelle ex basi militari, fiere del tessile, ballatoi, vetrerie, depositi ferroviari, rifugi montani, bunker, uffici smessi, pratoni, centrali elettriche, campi, cave, rovine di cascinali, finanche strade di metropoli quando venne il momento della rivendicazione, è nato questo libro – perché, sia pure con una forte impronta documentale, in casi come questo il romanzo è il più potente strumento di analisi e rappresentazione della realtà. –

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