Category Archives: Mutuo Soccorso

18 Settembre: Sant’Apollonia REopening + LaPolveriera REwired

SANT’APOLLONIA RE-OPENING

dalle 14 laboratorio di costruzioni con materiali di riuso e riciclo
alle 20 cena “fuori mercato” [per cenare bisogna segnarsi!]

Il laboratorio in programma è orizzontale ed autogestito.
Questo significa che le idee che verranno realizzate Domenica pomeriggio provengono tutte da una discussione e  progettazione collettiva, svolta orizzontalmente da chi partecipa quotidianamente alle attività della Polveriera o comunque da persone interessate al Chiostro. Secondo la pratica inclusiva che contraddistingue le nostre attività invitiamo tutt* a partecipare alla riappropriazione pubblica del Chiostro, che non significa per noi recinzione o privatizzazione del suo uso, ma al contrario dare a tutti la possibilità di renderlo più fruibile.
Cosa sarà in cantiere potrete scoprirlo partecipando all’assemblea del Lunedì. Se siete interessat* ed avete idee da proporre contattateci o passate a trovarci!

La cena fuori mercato sarà un momento di sperimentazione del progetto di Cucine Popolari che, insieme alla Fattoria senza padroni di Mondeggi, l’associazione Fòri Mercato, al Fondo Comunista, l’Ateneo Libertario, l’Occupazione di Via del Leone ed il Melograno, va nascendo in queste settimane.
Dai campi liberati dallo sfruttamento della terra e delle persone, fino alle tavole dei nostri spazi liberati dal mercato, vogliamo sperimentare un’altra economia possibile, fatta di scambi e non di profitto. Convinti che, senza denaro, mangiamo meglio!


POLVERIERA RE-WIRED
Machine Funk, l’unica jam session/laboratorio di musica elettronica a Firenze torna in Polveriera con MACHINE FUNK REWIRED. Una giornata dedicata alla musica elettronica e alla riappropriazione degli spazi comuni.



dalle ore 16 alle ore 23.30
Machine Funk, jam session di musica elettronica
Piky live video
Open freestyle mic

dalle ore 19 alle ore 22
Machine Funk all-stars dj set

dalle ore 22 alle ore 23
THX1138 live electronics and video
Machine Funk è un punto d’incontro per musicisti elettronici.
Spesso autoconfinati in studio o in camera da letto, i musicisti elettronici di Firenze non si incontrano, mentre emerge il bisogno di evolversi anche artisticamente all’interno di reti sociali. Machine Funk è un’occasione per suonare insieme, conoscersi, scambiare idee, collaborare senza limiti di genere o suono.
Piena attitudine “do it yourself”, e volontà di andare oltre agli automatismi performativi cristallizzati nei cliché dell’entertainment elettronico, accolgono chi si avvicina a Machine Funk.
Porta la tua macchina, drum machine, sequencer, computer o tablet, cavi audio e midi, qualche presa multipla (non guastano mai), noi ti forniremo mixer, impianto, clock, presa bene e calore umano.

POCHE REGOLE

1) AUTORGANIZZAZIONE
Porta la tua macchina, drum machine, synth, computer, tablet, ricordati di portare tutti i cavi necessari a connetterla, il mixer da studio che utilizziamo accetta ingressi jack grande mono, porta adattatori se usi cavi RCA. Quando arrivi, domanda, ascolta, cerca di capire il mood della jam.

2) CONTEGNO
Riduci la tua polifonia, se hai una drum machine e non sei il solo usa due voci al massimo, cerca di capire cosa serve alla jam, manca una linea di basso? fai quella. È inutile avere otto casse e quattro pad che suonano insieme. Il BPM della jam si alzerà progressivamente, ci sarà tempo per più generi.

3) COLLABORAZIONE
Non importi, fai provare la tua macchina agli altri e potrai provare le macchine altrui. Informa e sarai informato. Aiuta e sarai aiutato. La jam è una creatura debole e si regge sulle spalle dei musicisti, pasci la jam, non mungerla. Prova a fare un genere che non frequenti.


Per chi vuole partecipare noi saremo a montare in Polveriera dalle 15.30 circa, arrivate presto e dateci una mano. La jam si svolgerà su 6-7 ore e il BPM salirà progressivamente dai 70 ai 140 bpm circa. Vi aspettiamo.

Facebook group: machine funk

Un invito a lottare, dibattere e festeggiare: 2 ANNI DI MONDEGGI FATTORIA SENZA PADRONI

Sabato 25 Giugno, una giornata importante.
Per Mondeggi si compiono 2 anni di occupazione, vogliamo perciò portare tutta la nostra solidarietà a chi lotta per la riappropriazione di un bene pubblico così importante e la contrarietà al progetto di svendità.
Saremo quindi alle 9 davanti al Comune di Bagno a Ripoli a manifestare il sostegno al progetto di autogestione delle terre e del presidio contadino di Mondeggi.
Alle 15 invece INVITIAMO TUTTE E TUTTI ai tavoli tematici
“Territori in resistenza. Costruire alternative reali intrecciando relazioni e pratiche di movimento” (parte I)
“Cucine popolari autogestite”
che proseguiranno poi il giorno dopo.

Su quest’ultimi vorremmo spendere due parole e condividere un ragionamento, al fine di arrivare al dibattito con maggiore chiarezza.

Negli ultimi 2 anni Mondeggi e la Polveriera hanno avuto una relazione stretta, fatta di gesti di solidarietà e reciproco appoggio. Condividiamo innanzitutto la convinzione che, con il mutuo soccorso fra persone e collettività, si possa qui ed oggi praticare alternative virtuose al sistema. Nel farlo però, ci scontriamo ogni giorno con un sistema sociale ed economico sempre più vorace di risorse e sempre più prepotente nell’imporre le proprie – infauste- decisioni.
Sabato al tavolo sui Territori in resistenza e quello sullecucine popolari autogestite vogliamo affrontare il tema proposto poche settimane fa durante il Festival delle Cucine popolari di Bologna: come si possono portare avanti questi obiettivi ponendoci il tema dell’impegno e del tempo che i singoli dedicano a questa pratica?
Come, chi resiste alla svendita di un bene autogestendolo, chi produce senza sfruttamento del lavoro salariato e della terra, chi lotta ogni giorno per un altro mondo, può rafforzare il senso della sua azione e diminuirne il costo, il peso?
La domanda vuole puntare dritta al punto sempre più stringente, come stringente si fa la morsa della crisi permanente del capitale, dell’incociliabilità di pratiche anticapitaliste dentro un sistema di mercato capitalista. Sembra puntare al cielo, ma è guardandoci intorno che ne cogliamo la risposta: Firenze è oggi una città investita dall’aggressione neoliberista del nuovo ciclo renziano fin nelle sue più profonde radici: dalle sorgenti d’acqua, passando per le campagne e le periferie, fino al suo centro storico, un’intera filiera di conflitti si intersecano con la catena alimentare che porta i prodotti della terra e del lavoro nelle pentole dentro le quali si nutrono la maggior parte delle lotte che portiamo avanti.
Una filiera di lotte che unite possono dare nuova propulsione ad ognuna di esse, aumentando gli scambi fra realtà autogestite senza l’uso della moneta-debito capitalista, ma basandosi su altri codici e equivalenze: quelli della solidarietà, dell’uguaglianza, della condivisione e del dono.
Intrecciare queste filiere, dare risposte ai bisogni delle persone rafforzando i legami collettivi, spaziali ed ideali, ci permettono oggi di immaginare un domani fuori dalle leggi del mercato.
Non che questa strada sia semplice, ma facendo nostre le riflessioni proposte dalla Rete Eat the Ric, Genuino Clandestino e Mondeggi, proponiamo di avviare una seria riflessione sulle problematiche e sulle prospettive che le esperienze di autogestione più avanzate ci danno.

XIV MERCATO CONTADINO E DELLE AUTOPRODUZIONI in Polveriera 10 APRILE

ogni seconda domenica del mese nel chiostro della Polveriera (via santa reparata 12r firenze ) prende forma il mercato contadino e delle autoproduzioni artigianali.
PROGRAMMA
dalle 9 in poi vendita diretta di ortaggi, frutta, pane e focacce, olio, uova, miele, piante aromatiche, oli essenziali, idromiele, cinta senese e molti altri prodotti.
Ci sarà la possibilità di mettersi in contatto con il gas di quartiere Gas LoSpaccio.
ore 16
intervento no-triv
ore 17
concerto della compagnia Scapestrati http://bnds.in/1xgkM1C
https://www.facebook.com/events/560989054060550/
ore 20
GRAN BUFFET per l’aperitivo e cumbia!
PRINCIPI DEL MERCATO CONTADINO
_Promuoviamo relazioni economiche eque incentrate sullo scambio, l’interazione, la fiducia e la trasparenza, contro le logiche capitaliste e di sfruttamento delle risorse.
_Promuoviamo la FILIERA CORTA e lo scambio di saperi. Pensiamo che sia un diritto poter portare il cibo nelle città al di fuori della filiera commerciale e della grande distribuzione. I prodotti biologici ma industriali NON hanno niente a che vedere con la salvaguardia della terra.
_I produttori e i trasformatori che partecipano al mercato in Polveriera praticano agricolture senza chimica di sintesi e senza l’uso di prodotti chimici industriali, e comunque limitando il più possibile l’utilizzo anche di quei prodotti permessi dai disciplinari del biologico ma che non salvaguardano la terra, le risorse ed esseri viventi.
_Ogni produttore espone sul banco la propria AUTOCERTIFICAZIONE che costituisce assunzione di responsabilità da parte del produttore rispetto alle caratteristiche di ciò che propone.
_Stiamo inoltre avviando il percorso per rendere operativo il sistema della GARANZIA PARTECIPATA, nel quale il produttore mette a disposizione il proprio campo, orto, azienda, cucina o laboratorio per visite aperte ad altri produttori e consum-attori.
_Difendiamo la libera trasformazione dei prodotti contadini e favoriamo l’abolizione di intermediazioni tra produttore e consumatore.
_Attraverso questo mercato riportiamo VITA in uno spazio abbandonato da anni in pieno centro a Firenze e chi vi partecipa è consapevole di star compiendo un’azione politica ben precisa.
Tutte le decisioni riguardanti il mercato vengono prese con metodo assembleare.
L’assemblea dei produttori è due settimane prima del mercato successivo. per informazioni scrivere a mercatopolveriera@gmail.com
“Nei centri storici desertificati e nelle periferie, la riappropriazione di aree di proprietà pubblica, vuote o in dismissione, è garanzia di rigenerazione urbana e sociale, di inveramento di pratiche dal “basso” e di sperimentazione di autogoverno e autogestione del bene comune.
Fuori i beni comuni dal Mercato!

Riuso sociale delle aree dismesse e dei beni pubblici !

Dal NO al nuovo Isee alla nuova occupazione per il diritto allo studio dell’A.S.L. di via Ponte di Mezzo 27

COME AVEVAMO PREVISTO
Che la riforma dell’ISEE approvata dal Governo Renzi avrebbe aggravato il classismo dell’Università italiana lo affermammo già mesi fa, quando ancora i suoi effetti non erano ancora visibili.
Ma come spesso accade a chi fa politica dal basso – cioè nei gruppi informali o auto-organizzati, come i collettivi universitari nel nostro caso –, dopo mesi passati a percepire le preoccupazioni dei propri compagni universitari di fronte a una nuova riforma o una manovra del governo, ci si trova a constatare di aver avuto malauguratamente ragione.
Per mesi infatti abbiamo analizzato e commentato la riforma del nuovo ISEE, denunciando la prevedibile riduzione dei servizi sociali – studenteschi ma non solo – che avrebbe provocato.
Questo perché, facendo tesoro di ciò che ci hanno trasmesso le mobilitazioni contro le riforme di scuola e università e contro i tagli dell’austerity europea, riuscivamo a riconoscere in quella manovra una nuova preoccupante modalità di gestione delle risorse pubbliche, intrapresa dai governi in “tempi di crisi”. Una riforma che appariva in modo evidente come il tentativo da parte del Governo di risolvere il problema dei troppi studenti che risultavano idonei e tuttavia non beneficiari di borse di studio. Questo avveniva e avviene perché dal 2008 il Diritto allo Studio – inteso come voce di investimento pubblico – riceve sempre meno denaro, in modo costante e al di là del colore del governo (sempre che si creda che differenze “di colore” esistano fra gli attuali partiti in Parlamento), parallelamente all’acuirsi di una crisi che rende sempre più povera la maggior parte della popolazione.
In questo contesto l’aumento costante degli idonei non beneficiari (cioè tutte quelle persone riconosciute in difficoltà economica dallo stato ma non aiutate per mancanza di fondi) avrebbe costituito una bomba ad orologeria.
Tornando al nuovo metodo di calcolo dell’Isee, possiamo adesso vedere come gli effetti pronosticati, cioè la diminuzione dei servizi erogati e un aumento generalizzato delle rate, si siano verificati con maggiore gravità del previsto. Questo perché gli enti regionali, oltre ad aver accettato acriticamente le nuove disposizioni, non si sono minimamente organizzati per renderne meno duri gli effetti immediati. In particolare, il nuovo metodo di calcolo prevede – rispetto al precedente – anche il conteggio delle borse di studio percepite, i redditi di eventuali conviventi per chi ha genitori separati, o il conteggio dei redditi di fratelli e sorelle (prima venivano calcolati solo al 50%); in aggiunta l’Ispe non si basa più sull’Ici ma sull’Imu (un cambiamento assolutamente non trascurabile se si considera che un immobile con rendita catastale pari a 500 euro, se prima aveva un valore ai fini Ici pari a 75 mila euro, ora ha un valore ai fini Imu di 120 mila euro).
Insomma: “siamo diventati ricchi e non lo sapevamo”, come recita l’ironico slogan degli Studenti contro il nuovo Isee.
LE COLPE DELLA REGIONE
La Regione Toscana, governata da Enrico Rossi e il Partito Democratico “dal volto umano”, ha applicato i nuovi valori di calcolo senza considerare che questi, praticamente e nell’immediato, avrebbero escluso dalle graduatorie molti dei vecchi beneficiari di alloggio e borsa di studio. Questi si sarebbero di conseguenza ritrovati dall’oggi al domani senza casa e senza sostegno economico, pur avendo mantenuto in sostanza la medesima condizione economica dell’anno precedente.
Non avendo dato ascolto alle sirene dei collettivi e degli analisti più critici, nulla è stato fatto per renderne meno duri gli effetti.
Di fronte a questa emergenza, tramite l’auto-organizzazione degli studenti, si è potuto creare un fronte di protesta unito che ha aggregato non solo i collettivi universitari fiorentini ma anche decine di studenti fra quelli direttamente colpiti dalla riforma, oltre a molti altri solidali.
Sono trascorse settimane di assemblee e proteste di forme diverse, ma dal contenuto sempre univoco: il nuovo sistema di calcolo dell’Isee entrato in vigore a gennaio 2015 è una truffa con cui ci stanno privando del diritto allo studio: gli ormai vigenti parametri di calcolo fanno risultare più alti i redditi delle famiglie, pur essendo rimasti immutati li redditi reali.
Come ammette Carmelo Ursino (non un “agitatore dei centri sociali”, ma il vicepresidente dell’Associazione Nazionale degli Organismi per il Diritto allo Studio Universitario):
la percezione è che il nuovo Iseeu comporterà una contrazione delle domande e di conseguenza del numero degli idonei, […] non è un segreto che i soldi a disposizione del diritto allo studio sono sempre di meno, per il combinato disposto di diversi fattori: il Fondo integrativo nazionale inserito nel patto di stabilità, la titolarità in mano alle Regioni che a loro volta subiscono tagli. Ormai la gestione delle nostre aziende è molto complicata, sarebbe necessaria una revisione profonda di questo fondamentale pezzo del welfare”.
Le richieste immediate della mobilitazione sono sempre state le stesse, quelle necessarie ad affrontare il disagio provocato (VEDI):
  • Proroga dei tempi di uscita dagli studentati.
  • Reinserimento immediato di tutti gli ex-beneficiari di borsa di studio, posto alloggio e contribuzione ridotta.
  • Eliminazione del calcolo ISPE dai requisiti di accesso ai benefici del DSU.
  • Aumento delle soglie ISEE di accesso ai benefici del DSU e riapertura del bando 2015/2016 per non escludere le matricole a causa dei nuovi criteri di calcolo ISEE.
L’ESITO DEL CONFRONTO
Il confronto con la Regione non ha fruttato nessuna soluzione reale, ma solo delle proroghe all’uscita forzata dagli alloggi e alla scadenza per il pagamento delle rate (VEDI). Lo scopo – secondo loro – era di dare agli studenti esclusi il tempo di trovare una nuova abitazione. A nostro avviso invece con queste decisioni hanno provato solo a guadagnare tempo, sperando che nel frattempo l’interesse dell’opinione pubblica e dei media scemasse, mentre il fronte della protesta avrebbe esaurito la sua energia, logorato da false promesse, ipocrisie e chiusure. Perché, fondamentalmente, la Regione e il DSU non hanno né il coraggio né tantomeno la volontà politica di affrontare un disagio che almeno a parole riconoscono, ma che attribuiscono esclusivamente alla mancanza di fondi e alle riforme “imposte dall’alto”. L’assessore Monica Barni ha sostanzialmente ammesso la sua attuale impossibilità di mettere mano alla situazione, promettendo una revisione del calcolo e/o delle fasce fiscali – dal prossimo anno.
Ma chi altri se non loro dovrebbe mediare fra i bisogni degli studenti, delle famiglie e di tutte quelle persone bisognose delle prestazioni sociali agevolate (istruzione, sanità, asili nido, case popolari ecc.) legate all’Isee? Al contrario, gli enti locali se ne lavano le mani adducendo motivazioni burocratiche.
LA DECISIONE DI OCCUPARE
A questo punto l’urgenza di risolvere l’emergenza abitativa di alcuni studenti non più alloggiati, sommata alla determinazione di un gruppo di studenti riuniti sotto il denominatore comune di Studenti contro il nuovo ISEE, ha portato alla decisione di prendere possesso di una palazzina abbandonata da 6 anni ma perfettamente agibile, in grado di ospitare circa 60 persone.
Si tratta di un immobile della ASL oggetto di indagini a causa di uno strano giro di proprietà costato alla Regione ben 4 Milioni (VEDI). E poi dicono che i soldi non ci sono!

L’occupazione è iniziata la mattina di Sabato 14 Novembre, cinque giorni dopo l’ennesimo rifiuto del DSU che, scaduta l’ultima proroga, ha iniziato a sanzionare gli 8 studenti rimasti nelle loro abitazioni nonostante avessero perso la borsa di studio (e con essa il posto alloggio nelle residenze universitarie). L’Azienda Regionale per il Diritto allo Studio Universitario non si è mai presa carico della responsabilità di buttare questi studenti in mezzo alla strada, eppure non ha avuto rimorsi nel farlo, tentando di costringerli ad abbandonare le stanze con il ricatto e l’intimidazione di una penale di 10€ al giorno, quello che tra l’altro a Firenze sarebbe un affitto a prezzo di mercato.
Ovviamente questo per noi era inaccettabile e abbiamo dunque deciso di farci carico in prima persona della risoluzione del problema, lottando per i nostri diritti:
Abbiamo occupato perché era l’unico modo per chiedere una trattativa con il DSU Toscana, l’Università di Firenze e la Regione Toscana. Siamo disposti a uscire solo quando le istituzioni si faranno davvero carico di garantire il diritto allo studio a tutti e tutte, mettendo a disposizione le risorse necessarie e fornendoci una sistemazione abitativa dignitosa. Nelle settimane in cui ci siamo mobilitati abbiamo sempre trovato interlocutori ambigui senza alcun interesse ad avviare una dialettica con noi o semplicemente a provare a comprendere la natura del problema, persone che hanno minimizzato, giocando allo scarica barile con le responsabilità di questa situazione.
Le istituzioni hanno usato la solita scusa per non assumersi le proprie responsabilità: per il diritto allo studio e alla casa non ci sono risorse. Eppure la storia dell’edificio che abbiamo occupato dimostra il contrario.” 
(dal comunicato degli Studenti contro il nuovo ISEE)

A questo punto la Regione – evidentemente colpita nel vivo, cioè negli interessi economici che girano intorno a questa palazzina – ha accettato di incontrarci ad un tavolo alla presenza del Rettore Luigi Dei, promettendo di:
  • accelerare le pratiche per l’apertura di un nuovo studentato a Sesto Fiorentino,
  • battere i pugni sul tavolo alla Conferenza Stato-Regioni per la rimodulazione dell’Isee (ma non prima dell’anno prossimo, non c’è fretta!)
  • lavorare ad una nuova Borsa Servizi che vada a lenire gli squilibri della riforma
  • aprire all’ipotesi di dedicare la palazzina di via Ponte di Mezzo 27 ad un ulteriore studentato (ovviamente vincolando l’ipotesi ad una nostra uscita dall’occupazione)
Questa è la situazione al 20 Novembre, dopo soli sei giorni dal salto di qualità della mobilitazione degli Studenti contro il nuovo ISEE, che dalle prime proteste ad oggi ha visto una radicalizzazione del confronto/scontro con la Regione, e di conseguenza delle pratiche di lotta scelte.
Parliamo di “salto di qualità” quando ci riferiamo a quest’occupazione perché è maturata dall’organizzazione di un comitato di lotta ampio, partecipato da più studenti e collettivi, che ha saputo generalizzare le proprie rivendicazioni senza perdere di vista gli obiettivi pratici più immediati e diretti alla soluzione di un problema concreto: quello dell’insostenibilità degli studi universitari oggi. A partire dall’emergenza casa di coloro che hanno perso l’alloggio o che neanche hanno fatto richiesta di borsa di studi a causa della disillusione di fronte al nuovo metodo di calcolo, le assemblee hanno portato ad un allargamento di campo verso tutti gli interessati dalla riforma dell’ISEE – quindi pensionati, invalidi, coppie separate, ecc. – come pure c’è stato un allargamento verso gli aspetti che riguardano la vita quotidiana di tutti noi: il problema della casa, della mancanza o dello sfruttamento sul lavoro, il problema dello spreco di risorse pubbliche e in generale del mancato rispetto dei diritti che lo Stato dovrebbe garantire. Ognuno di noi percepisce il disagio di vivere in un paese che preferisce spendere in armamenti e guerre, favorire le grandi aziende, spendere in grandi opere inutili come Tav, Expo o magari in visite papali e giubilei vari. Così come ognuno di noi vive sulla propria pelle la difficoltà di trovare un lavoro, che comunque sarà molto probabilmente precario e mal retribuito. È per tale motivo che in questa lotta abbiamo incrociato la strada dei lavoratori di scuola ed università, così come con il Movimento di Lotta per la Casa e con altre realtà di riappropriazione e autogestione: esempi virtuosi di gestione del bene pubblico ai fini della valorizzazione per scopi sociali, verso la conquista di diritti fondamentali come l’abitare, il lavorare, la ricerca del benessere e della realizzazione personale. Perché la nostra lotta non riguarda solo un parametro fiscale per accedere agli studi, ma riguarda la concezione del percorso formativo delle persone oggi: sempre più inaccessibile e funzionale solo al mercato del lavoro. Attenzione: non al lavoro, bensì al mercato del lavoro. Ciò che si nasconde sotto la retorica degli ultimi governi di questo paese è sempre lo stesso meccanismo di selezione di classe e di ridimensionamento delle spese per l’istruzione, considerate un lusso in tempo di crisi. Sin dai tempi del Governo Berlusconi la retorica del merito viene sbandierata per limitare gli accessi e diminuire in termini assoluti il numero degli studenti. Inoltre, diminuendo i fondi ed aumentando i costi per gli studenti e le studentesse, diventa sempre più difficile concludere il ciclo di studi per la popolazione meno ricca.
È per questo che abbiamo guardato ad altre esperienze italiane di lotte studentesche che hanno saputo allargarsi ed uscire dalle mura universitarie per inventare nuove pratiche di lotta concrete ed efficaci. La nostra scelta di occupare una palazzina di proprietà pubblica per metterla a valore – un valore che vogliamo socialmente utile –, è infatti una strada già intrapresa da occupazioni come Communia a Roma o Je so’ Pazz a Napoli; ma anche come la Fattoria senza padroni di Mondeggi, dove dal libero lavoro di alcune decine di persone si è resa possibile la rinascita di un’intera area agricola.
Bene, noi vogliamo intraprendere questa strada, ovvero la messa a valore del bene pubblico da parte della comunità studentesca e non solo, per affrontare direttamente quel disagio causato dalla riforma dell’Isee come dal continuo taglio della spesa per l’istruzione e per il sociale in generale.
DALLA PROTESTA AL PROPOSTA
La nostra decisione di rispondere subito ad un problema concreto nasce anche dalla volontà di costruire qualcosa di innovativo: uno studentato occupato che non sia solo un tetto sopra la testa, ma un luogo di elaborazione creativa di nuovi valori e di nuovi modi di farli vivere e valere, a partire dalla solidarietà e dal mutuo appoggio quali fondamenta di una totale ridiscussione del modo di amministrare i beni pubblici e dello stare insieme. In via Ponte di Mezzo 27 vogliamo aprire uno spazio sociale dove potersi arricchire culturalmente, incontrando altri studenti e studentesse, organizzando dibattiti, proiezioni e letture, condividendo esperienze e saperi, competenze e passioni. La cultura, che in questo paese viene regolarmente derubricata a voce di spesa inutile e sottomessa agli interessi del mercato, secondo noi deve tornare ad essere strumento di conoscenza e di critica dell’esistente, utile alla consapevolezza di ognuno di noi e del mondo in cui viviamo. Vogliamo aprire uno spazio sociale che garantisca la possibilità di potersi informare e organizzare per risolvere le proprie beghe universitarie, come pure per poter affrontare il mondo del lavoro – precario ed ipersfruttato – con maggiore consapevolezza e strumenti per difendere o conquistare i propri diritti.

Oggi le burocrazie universitarie e sindacali rendono ognuno di noi un burattino incapace di far valere i propri diritti. La prima mossa per passare al contrattacco è: NON DELEGARE.

Vogliamo aprire uno spazio che sia punto di riferimento per un quartiere, quello di Novoli e Rifredi, che sta affogando nell’individualismo e nel degrado sociale.
Qua dentro vogliamo dare la possibilità e la speranza a tutti i vicini di casa di poter migliorare le proprie condizioni di vita discutendo dei problemi del quartiere e non solo, e poi di come risolverli.

Martedì 24 alle 21 ci sarà un’assemblea di quartiere, per spiegare al vicinato quello che stiamo facendo. Per gli studenti interessati, invece, abbiamo fissato uno sportello per il Diritto allo Studio ogni martedì dalle 10 alle 13 al Polo di Novoli, edificio D5. Oppure potete passarci a trovare direttamente in Via del Ponte di Mezzo 27 a qualunque ora.

Presentazione del documentario “Buttare via la paura – Il movimento dei facchini in Italia” (11/6)

Giovedì alle ore 20.00 in Polveriera si svolgerà la presentazione del documentario “Buttare via la paura – Il movimento dei facchini in Italia”, con la partecipazione degli autori e dei lavoratori protagonisti, insieme ai lavoratori in lotta di ClashCityWorkers
E’ dal 2008 che i lavoratori della logistica (facchini, trasportatori, corrieri etc.) si organizzano per ribaltare le condizioni di ordinario sfruttamento, di ricatto e di truffa che si vivono nei magazzini logistici Italiani. Una lotta che, muovendosi lungo i gangli delle reti di commercio e comunicazione globali – fatti di hubs giganteschi e di centri di stoccaggio merci situati nelle periferie di tutta Europa – si è rapidamente diffusa nelle zone ad alta capacità logistica. La lombardia, il veneto, il piemonte e soprattutto il triangolo tra Piacenza e Bologna sono al centro di un conflitto durissimo rivolto contro le multinazionali del trasporto merci: (TNT, DHL, UPS, GLS, SDA) e il sottobosco di cooperative che ricevono in appalto la movimentazione dei prodotti.
Una lotta in cui gli operai, in prevalenza immigrati, si organizzano in piccoli sindacati (come il SI Cobas e orel’ADL CObas), solidarizzano aldilà della provenienza, lottano insieme per i propri diritti.
E vincono.

Lapolveriera Spaziocomune
Via Santa Reparata, 12, Firenze

APERITIVO BARATTO! Mercoledì 13 Maggio ore 18

Vieni e scambia ciò di cui abbiamo bisogno per gli spazi della La Polveriera S. Apollonia.
Porta il tuo oggetto (vedi lista sotto) da scambiare in cambio di un buono aperitivo valido da 1 a 15 aperitivi, dove un aperitivo equivale a un piatto e una bevuta (vino o birra).
I buoni potranno essere utilizzati in qualsiasi aperitivo organizzato in Polveriera a partire dal 09/05/2015.
>Il valore dell’oggetto da scambiare viene determinato nel momento dell’incontro e varia in base al buono/cattivo stato dell’oggetto e sarà concordato reciprocamente.
Esempio: una sedia (plastica) = 3 aperitivi.
>Il buono non è nominativo ed è cedibile, utilizzabile fino ad esaurimento degli aperitivi previsti.
>E’ possibile prendere preventivamente accordo per lo scambio tramite questa pagina facebook.
Lista dei possibili oggetti di scambio per cui sarebbe meglio prendere accordi precedentemente:
– sedie;
– tavoli/tavolini;
– scrivanie;
– armadi;
– mensole;
– frigo;
– librerie;
– pentole grandi;
– mestoli;
– lampade / faretti;
– prolunghe;
– sistola più lunga che potete (pompa da giardino);
Lista dei possibili alimenti da scambiare:
– pasta, riso, cous cous = 1kg – 1 apertivo;
– farro = 500 gr – 1 aperitivo;
– passata = 2x700gr – 1 aperitivo / 3x400gr – 1 aperitivo;
– SI ACCETTANO TORTE FATTE IN CASA 🙂 ;
– proposte varie ed eventuali preventivamente accordate;

NON SARà ASSOLUTAMENTE POSSIBILE MANGIARE UTILIZZANDO DENARO.

EVENTO E PROGRAMMA QUI

PANE&BARATTO È un progetto composto da due momenti fondanti: un dittico, Giorni del Pane e L’Aperitivo Baratto, legati insieme da un tessuto conduttore, la cui trama sarà tanto spessa e resistente quanto i possibili legami che produrrà tra i vicini di casa della zona, i panifici e lo spazio occupato, autogestito, LaPolveriera.
La prima fase, Giorni del Pane, consisterà in una distribuzione porta a porta del pane – recuperato presso i panifici dove rimane invenduto e destinato al macero. Un destino che tocca a molti alimenti che raggiungono nella norma il limite di scadenza per la vendita, ma che nella realtà risultano ancora commestibili. Grazie ad accordi presi con i forni e la comunità locale, il bene primario sarà scambiato con alimenti di altro genere (pasta, legumi, verdure, vino, birra, frutta, olio, farina, riso, farro, pelati, salsa), andando incontro a una riduzione dello spreco. I giorni in cui verrà effettuata la distribuzione saranno il martedì, il giovedì e il sabato, e sarà procrastinata fino all’acquisizione adeguata degli alimenti necessari per la preparazione dell’aperitivo.
Il pane emerge come catalizzatore sia di convivialità-socialità sia come mezzo economico giacché entrambe le fasi si svolgeranno in seno a un’ottica ben precisa: promuovere il baratto invece della trattativa monetaria per risaldare la pratica antica dello scambio, antica del resto come il pane, alimento fondante delle prime comunità stabili, con l’intento di evitare ogni possibile contingenza utilitaristica e promuovere un idea di comunità partecipe e unità.
La seconda fase, L’Aperitivo Baratto, si svolgerà nello spazio, La Polveriera, in Santa Apollonia. Qui gli alimenti acquisiti nella prima fase saranno utilizzati per la preparazione di un aperitivo. Anche in quest’occasione, come da titolo, il baratto sostituirà la trattativa monetaria. Verranno preparati dei “buoni scambio”, unici e irripetibili, con cui si potrà avere accesso alla consumazione. Lo scambio questa volta avverrà tra i pasti, in numero equiparato, e gli oggetti di cui necessita l’autogestione, es. (1 sedia = 3 aperitivi, 1 libreria = 10 aperitivi), per creare un legame tra la comunità del quartiere e il luogo prescelto per il convivio, e dotarlo di quegli arredi che la renderebbero ancora più funzionale e ospitale.
LaPolveriera-SpazioComune “è un luogo liberato e restituito alla comunità dopo anni di abbandono. L’autogestione degli spazi diventa una pratica politica di cambiamento e di conflitto con l’esistente, che si realizza attraverso le decisioni dell’assemblea, sempre aperta a tutte e tutti. Non è – e non ci interessa – un’auletta dove rinchiuderci al sicuro dall’impero del mercato, ma un laboratorio dove le persone e i progetti si incontrano e sostengono l’un altro, per produrre una ricchezza che è comune, sottratta alla speculazione ed all’interesse privato.”
Il progetto già sostenuto da un gruppo originario è aperto a qualsiasi sostegno e partecipazione e contributo di diverso impegno. Sarà realizzato interamente senza l’utilizzo del denaro.

Buon Pane a Tutti!

Quinto MERCATO CONTADINO E ARTIGIANO in Sant’Apollonia 10 MAGGIO


Come ogni seconda domenica del mese nel chiostro di sant’apollonia LaPolveriera SpazioComune e Mondeggi Bene Comune organizzano il mercato contadino e delle autoproduzioni.

_Promuoviamo relazioni economiche eque incentrate sullo scambio, l’interazione, la fiducia e la trasparenza, contro le logiche capitaliste e di sfruttamento delle risorse.

_Promuoviamo la FILIERA CORTA e lo scambio di saperi. Pensiamo che sia un diritto poter portare il cibo nelle città al di fuori della filiera commerciale e della grande distribuzione. I prodotti biologici ma industriali NON hanno niente a che vedere con la salvaguardia della terra.
_I produttori e i trasformatori che partecipano al mercato in Polveriera praticano agricolture senza
chimica di sintesi e senza l’uso di prodotti chimici industriali, e comunque limitando il più possibile l’utilizzo anche di quei prodotti permessi dai disciplinari del biologico ma che non salvaguardano la terra, le risorse ed esseri viventi.
_Ogni produttore espone sul banco la propria AUTOCERTIFICAZIONE che costituisce assunzione di responsabilità da parte del produttore rispetto alle caratteristiche di ciò che propone.
_Stiamo inoltre avviando il percorso per rendere operativo il sistema della GARANZIA PARTECIPATA, nel quale il produttore mette a disposizione il proprio campo, orto, azienda, cucina o laboratorio per visite aperte ad altri produttori e consum-attori.
_Difendiamo la libera trasformazione dei prodotti contadini e favoriamo l’abolizione di intermediazioni tra produttore e consumatore.
_Attraverso questo mercato riportiamo VITA in uno spazio abbandonato da anni in pieno centro a


Firenze e chi vi partecipa è consapevole di star compiendo un’azione politica ben precisa.

Tutte le decisioni riguardanti il mercato vengono prese con metodo assembleare. L’assemblea dei produttori è due settimane prima del mercato successivo, pertanto chi volesse partecipare al mercato di domenica 14 giugno potrà venire a presentarsi martedi 2 giugno alle ore 19 nelle sale della Polveriera.
PROGRAMMA:
Dalle 10 alle 22 il chiostro brulicherà.
Sui banchi erbette di campo, frutta e verdura, formaggi di capra e pecora, miele, prodotti di erboristeria, vino e pane di grani antichi, artigianato naturale e tanto altro.
Cucine di strada vi sfameranno a pranzo e a cena e alle 19 aperitivo!
Ci saranno laboratori per bambini e adulti, esposizione di artisti e concerti.
Nel pomeriggio suoneranno le livornesi DE SODA SISTERS  e la sera TheEtrurians !!!

Nel pomeriggio ospiteremo con nostro grande onore una delegazione del MOVIMENTO DEI SENZA TERRA (MST) in Brazile, che dal 1984 si batte per una riforma agraria che ancora non sta arrivando. Grazie alle sue lotte, 350.000 famiglie hanno conquistato la terra, mentre 150.000 stanno lottando negli accampamenti.
“L’Incra, Istituto nazionale per la riforma agraria, fornisce dati sconvolgenti: l’1,6% dei proprietari con immobili al di sopra dei mille ettari possiedono il 46,8% dell’area totale esistente nel paese, il 51,4% degli immobili classificati come grandi proprietà è improduttivo, ossia più di 133 milioni di ettari di terre non rispondono alle esigenze di produttività e potrebbero essere espropriate per la riforma agraria, secondo il dettato costituzionale…”
—————————————————————————————————————————————-
NO EXPO – STOP TTIP | genuino clandestino
Siamo “quelli di Genuino Clandestino”, una rete di comunità in lotta per l’autodeterminazione alimentare e contro la distruzione dei nostri ambienti di vita. Ci adoperiamo da sempre con le nostre pratiche per…

—————————————————————————————————————————————-
Evento e programma QUI
per info_ 3332490268

Chiostro di Sant’Apollonia
La polveriera Spazio Comune
Via Santa Reparata, 12

Anche oggi in piazza, anche oggi dalla parte giusta (10 MARZO)

A Firenze si respira una brutta aria.

Abbiamo visto i due sgomberi del 4 Marzo, quando centinaia di persone e moltissimi bambini sono stati buttati per strada, senza un tetto (qui).
Ci siamo interrogati sulla questione e sentendoci emotivamente vicini alle famiglie sfrattate abbiamo partecipato al corteo organizzato il pomeriggio stesso dal movimento di lotta per la casa.
La polizia non ha atteso di ascoltare le ragioni di chi voleva sanzionare il PD, partito di governo che aiuta speculatori e banche amiche, ma ha scelto di caricare il corteo.

Abbiamo analizzato in breve la questione della legge regionale Saccardi, che si propone come modello futuro per tutta Italia. Il contenuto è a dir poco allarmante già dalle prime righe: chiunque sia stato sfrattato o abbia occupato uno stabile verrà escluso per 10 anni dalle graduatorie per l’assegnazione delle case popolari, vedendo azzerato il proprio punteggio. Vengono rincarati gli affitti comodati per le fasce meno abbienti e vengono incluse delle nuove norme legate ai contratti di lavoro. Insieme al Piano Casa è un attacco inaccettabile al welfare pubblico e ai diritti di tutte le classi subordinate e dei ceti più poveri.

Per questo siamo scesi in piazza anche oggi

(10 Marzo) per riaffermare il diritto universale alla casa e al reddito, per contrastare l’approvazione di una legge iniqua e meschina, che colpisce i più deboli.
Per ore abbiamo atteso sotto la giunta regionale, fronteggiando a testa alta le forze dell’ordine, per permettere un incontro fra gli sfrattati e la Regione.
In mezzo a noi passeggini e famiglie, migranti e compagni, che con la loro dignità umana, quella di chi lotta, hanno mostrato un lato di Firenze che la città vetrina continua a nascondere ed emarginare come la polvere sotto i tappeti.
La tensione era palpabile: via Cavour è stata blindata con decine di camionette.
Dopo una lunga trattativa, è stato concesso al corteo di proseguire verso la presidenza della Regione, molti carabinieri si voltano e seguono alcune camionette, i cordoni di polizia lentamente si sfaldano.
Ci eravamo imposti di non dare nessun pretesto per essere attaccati, abbiamo addirittura ascoltato alcuni discorsi dei funzionari di polizia che parlavano di “spolverare i manganelli” e di “punire le zecche”, abbiamo tenuto la calma e cercato di mantenere il controllo della situazione, ma qualcosa è andato storto.
Un celerino prima di andarsene spintona alcuni ragazzini, quelli reagiscono e spingono anche loro.
Senza ordini, senza preavviso, la polizia carica. I carabinieri prontissimi danno man forte, il risultato ormai è cronaca.
Non vogliamo dare valutazioni su questi fatti, pensiamo si commentino da soli.
Abbiamo sempre chiarito che noi crediamo nella nonviolenza e nel diritto all’autodifesa, ora ci ritroviamo a riproporli in un laboratorio di repressione sproporzionato rispetto alle nostre capacità
espressive.
Sappiamo bene che dietro le manovre del PD si muovono gli interessi delle banche, delle multinazionali e degli speculatori di ogni genere. Contro un potere così grande diventa imperativo per ognuno di noi contribuire a costruire un fronte ampio, che unisca le lotte che sul territorio si combattono nonostante l’impasse politico sembri celarle: non dimentichiamo la generosa opposizione al Jobs Act, la strenua resistenza nei territori aggrediti dalla speculazione, la lotta per la casa, per la salute, per una formazione e una cultura libera.
Non possiamo dunque cristallizzarci sulle nostre posizioni: il nostro ruolo di mutuo soccorso non può esaurirsi nei nostri spazi, ma va esteso insieme alla solidarietà, cercando di incrociare le lotte nei luoghi lavoro e di produzione culturale a quelle per i diritti fondamentali come la salute, la casa e la vita.
Guardiamo con entusiasmo a piazze come quella del 28Febbraio ‪#‎maiconsalvini‬, siamo convinti che quello spirito di unione e di determinazione ci dovrà accompagnare fino ai NoExpo days ed essere il modello per costruire le mobilitazioni nell’immediato futuro, fuori da logiche settaristiche o di partito.

Solidarietà agli sfrattati e alle vittime della violenza poliziesca.