COSE UTILI DA SAPERE PER AUTOGESTIRCI

-Aiutiamoci a vicenda, se vedi qualcun* molto indaffarat* e puoi dare una mano, fallo senza timore!
Accogli le tue fragilità, così da rispettare quelle dell* altr*.
-Lo spazio non ha gestori o clienti, ma solo persone che lo conoscono di più o di meno. Puoi sentirti a casa qui, basta sapere dove sono le cose e rispettare lo spazio e chi lo attraversa.
-Come ogni buona convivenza vale la regola: “Lascia lo spazio così come lo trovi o se puoi meglio!”
-Lava piatti o bicchieri che utilizzi.
-Tutto ciò che serve per pulire (detersivi, scope, moci, ecc..) lo trovi in bagno.
-In cucina trovi sempre qualcun* che può darti indicazioni su dove trovare le cose. Per qualsiasi altro dubbio rivolgiti al banchino info.

Polveriera presidiata – programmazione 23-27 Febbraio 2021

E’ di pochi giorni fa la notizia che l’Azienda Regionale per il Diritto allo Studio Universitario (DSU), ente gestore del complesso di Sant’Apollonia, ha contattato la questura per procedere all’esecuzione dello sgombero di questa esperienza collettiva.

In risposta è nato un presidio permanente e una programmazione che prevede tutti i giorni:

-8-11.00- colazione solidale
-12-17.00- Aula studio
-13.00- Pranzo
-15.00- Punta organizzativa
-17.00- Tessuti

MERCOLEDI’23
-19-21.00- Murga
-21.00- Cena benefit e musica

GIOVEDI’ 24
-17-19.00- Letture partecipate
-19-21.00- Prove di musica cubana con pubblico
-21.00- Cena benefit e musica

VENERDI’ 25
-16.00- Letture da “l’ecologia della libertà”
-18-20.00- Letture “Relazioni perverse nella società”
-21.00- Cena benefit e musica

SABATO 26
-16.00- Mercatino dello scambio carnevalesco (anche Trash)
-21.00- Cena benefit e musica con carnevale trash studentesco

DOMENICA 27
-17.00- Chiacchere sul Festival di Letteratura Sociale
-18.00- Please Vol. 2 “Poesia loquace e altri suoni endemici” Serata di poesia, rap e open mic con il MEP

La Polveriera è di nuovo sotto attacco!

La Polveriera Spazio Comune nasce nel 2014 quando diversi collettivi studenteschi occuparono gli spazi adiacenti alla mensa universitaria gestiti della Regione Toscana, abbandonati da oltre 10 anni.

In quasi 8 anni di vita, la comunità che ruota intorno alla realtà si è allargata, diventando non solo spazio di dibatto e approfondimento sui temi studenteschi ma un laboratorio di condivisione dei saperi e di liberazione dei corpi attraverso le pratiche del mutualismo e dell’autogestione.

La stessa comunità ha animato un processo partecipato sulla riqualifica del complesso di S. Apollonia, che ospita le stanze de La Polveriera, nato in risposta a un primo tentativo di sgombero da parte della Regione.

Oggi La Polveriera è uno dei pochi luoghi di aggregazione rimasti in un centro storico ormai devastato dalla svendita del patrimonio pubblico, dalla militarizzazione delle piazze e dalla crescente difficoltà di accedere fisicamente agli spazi universitari, trasformati rapidamente in un’avanguardia del controllo della società (post) pandemica.

E’ di oggi la notizia che l’Azienda Regionale per il Diritto allo Studio Universitario (DSU) ha contattato la questura per procedere all’esecuzione dello sgombero di questa esperienza collettiva.

Non siamo disposti a rinunciare a ciò che La Polveriera rappresenta e può continuare a rappresentare non solo per le persone che l’attraversano, ma anche e soprattutto per i percorsi e le esperienze che si intrecciano al suo interno.

Se il DSU vuole vederci chiuse, noi rispondiamo tenendo La Polveriera viva e riempiendola di iniziative, continuando a rivendicare l’importanza di mantenere S. Apollonia un bene comune.

Vi invitiamo a partecipare e a tenere vivo lo spazio!

PROGRAMMA SABATO E DOMENICA 
SABATO 19 FEBBRAIO
– ORE 07:00/11:30 – COLAZIONE DAVANTI AL CANCELLO DI SANT’APOLLONIA 
ORE 12:30 – PRANZO COLLETTIVO DI AUTOFINANZIAMENTO 
ORE 14:00 – ASSEMBLEA APERTA SPAZI STUDENTESCHI, continuazione assemblea “TI SERVE SPAZIO? TROVIAMOLO INSIEME”, iniziata domenica scorsa per ragionare collettivamante sulla mancanza di accessibilità degli spazi universitari e come questo abbia portatato a un decadimento dell’univerità pubblica, in merito ai possibili percorsi di autoformazione che dovrebbe garantire e tutelare. 
ORE 17:00 – ASSEMBLEA APERTA SITUAZIONE POLVERIERA
ORE 20:00 – CENA COLLETTIVA DI AUTOFINANZIAMENTO 
ORE 21:00 – PRESENTAZIONE CALENDARI STAFFETTA SANITARIA E CHIACCHIERE SULLA SITUAZIONE ATTUALE IN ROJAVA 
A PROSEGUIRE BIRRETTE E MUSICA 
DOMENICA 20 FEBBRAIO
– ORE 07:00/11:30 – COLAZIONE DAVANTI AL CANCELLO DI SANT’APOLLONIA 
ORE 12:00 – APERTURA AULA STUDIO 
ORE 12:30 – PRANZO COLLETTIVO DI AUTOFINANZIAMENTO 
ORE 17:30 – RADIO WOMBAT SUNDAY (https://lapunta.org/event/radio-wombat-sunday) FINO A TARDA SERA

PLEASE – Poesia Loquace E Altri Suoni Endemici

🍁 SAVE THE DATE 🍁

Sabato 27 Novembre presso La Polveriera Spazio Comune il MeP presenta “PLEASE – Poesia Loquace E Altri Suoni Endemici“, una serata di poesia e musica organizzata dal movimento ma che conterà l’appoggio e la collaborazione di tante realtà diverse.

Il ricavato della serata sarà indirizzato per contribuire alle spese legali dei membri del MeP che un anno fa sono stati processati con l’accusa di deturpamento e imbrattamento.

La scaletta della serata è la seguente:

18.30

Apertura con “Due sorsi di troppo” uno spettacolo di poesia scritta ed interpretata da Giulio Billi con interazioni musicali a cura di Manuel Matera

20.00

Cena di autofinanziamento vegan-friendly

21.00

Open mic / jam session con un MC d’eccezione. Il palco verrà allestito con più strumenti musicali possibile, invitiamo chiunque abbia voglia di leggere e mettersi in gioco di partecipare!

22.30

Sessione live di musica elettronica sperimentale birichina con Sine tecto a.k.a. Maestro Ottani, il Mago Lucertola & i loro scagnozzi

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Cos’è il MeP?

Il Movimento per l’Emancipazione della Poesia, fondato a Firenze nel marzo 2010, è un movimento artistico che persegue lo scopo di infondere nuovamente nelle persone interesse e rispetto per la poesia intesa nelle sue differenti forme.

Il Movimento per l’Emancipazione della Poesia (da ora “MeP”) intende raggiungere il proprio scopo sfruttando ogni canale ritenuto idoneo e mantenendo comunque saldo il rispetto per ogni altra forma d’arte.

Il MeP, nel perseguire i propri intenti, impone l’anonimato ai suoi autori, affinché sia la poesia in quanto tale a essere messa in primo piano piuttosto che i singoli poeti.

Il MeP è aperto a tutti coloro che ne condividano i propositi, che si
riconoscano nel manifesto e che si impegnino ad agire concretamente per il raggiungimento dell’obiettivo prefissato.

Sito web del MeP =>  https://mep.netsons.org/

STAGIONI SCALENE – Iniziativa

Sabato 11 settembre alle 18:30 Edoardo Olmi presenta la raccolta di poesie

STAGIONI SCALENE (Ensemble, 2021)

Introduce Marco Tangocci.

Nel chiostro di Sant’Apollonia, presso “LaPolveriera – SpazioComune” di
via Santa Reparata 12/r.

Dalle 18:00 inaugurazione di una spazio espositivo con opere di artisti
e artiste visivi/e ispirate al libro.

A seguire aperitivo.

 

Qualche info sul libro:

“Stagioni scalene, queste nuove poesie di Edoardo Olmi, simili e al
tempo stesso diverse dalle precedenti, ci investono e avviluppano
proprio come le stagioni.  Stagioni intese in ogni loro possibile
accezione (come stagioni dell’anno solare, ma anche come stagioni della vita, ovvero come stagioni di ricerca poetica, esistenziale, mentale, politica, emotiva e sessuale), all’interno del libro e delle sue sezioni le stagioni sono infatti volutamente al plurale (“Primavere”, “Estati”, “Autunni”, “Inverni”) e volutamente “scalene”: irregolari e imperfette, pur sincroniche.”

(Dalla prefazione di Antonella Sarti Evans)

 

E sull’autore:

EDOARDO OLMI è co-conduttore di “Poiuyt”, la trasmissione di letteraturadi Radio Wombat. Suoi testi sono apparsi – fra gli altri – sui blog di “Imperfetta Ellisse”, “La macchina sognante” e “Poesia del nostro tempo”. Sono stati tradotti in inglese per due antologie internazionali delle Revolutionary Poets Brigade.                                  Oltre che per la rivista americana “Solstice” e per “Neke, The New Zealand Journal of Translation Studies” della Victoria University di Wellington in Nuova Zelanda.  Attualmente è curatore, assieme a Marco Incardona, della collana editoriale di Affluenti per Edizioni Ensemble.

 

La presentazione sarà registrata e trasmessa il 12 settembre alle 15:30 su Radio Wombat. 

https://radiowombat.net

 

Una riflessione collettiva riguardo alle accuse di sessismo che ci hanno rivolto

Questo comunicato vuole essere una prima risposta a seguito delle gravi vicende che ci hanno visto coinvolt*, vicende che hanno avuto una risonanza cittadina e nazionale. Esce dopo due settimane dalla fine del Festival di Letteratura Sociale perché abbiamo sentito l’esigenza di un confronto profondo che rompesse le dinamiche da social network, ed è un documento scritto a più mani perché frutto di un’assemblea composita, caratteristica essenziale della Polveriera Spazio Comune.
 
La mattina del 27 maggio, data di apertura del 6° Festival della Letteratura Sociale organizzato negli spazi della Polveriera Spazio Comune, il collettivo NUDM Firenze pubblica un comunicato su Facebook in cui ci accusa di esserci rifiutat*  “di gestire un pesantissimo episodio di violenza machista avvenuto per mano di un così detto compagno della sua assemblea” e di voler nascondere sotto il tappeto, minimizzare o silenziare la vicenda. 
Il giorno stesso decidiamo così di annullare parte del programma e di indire un’assemblea aperta al fine di promuovere un dibattito pubblico il più inclusivo possibile. Il confronto con NUDM Firenze, e la Magnifica che si associa alle sue posizioni, è aspro e le accuse diventano ben più gravi di quelle scritte nel post. Per completare il quadro, nei giorni successivi riceviamo diverse rinunce da parte di espositrici, case editrici e relatrici; alcune affermano apertamente di essere state intimate a disdire la propria presenza.
Nonostante questo, lo spazio viene attraversato da molt* compagn*, realtà e individualità che vengono a portarci aiuto e solidarietà: ciò permette al festival di andare avanti, ospitando importanti momenti di discussione e approfondimento anche sul tema della violenza di genere.
 
All’origine dell’attacco c’è una vicenda che, per sommi capi, può essere così riassunta. Circa un anno fa una persona che a fasi alterne ha fatto parte dell‘assemblea Polveriera viene accusata dalla sua ex partner di aver tenuto, al di fuori dello spazio comune, comportamenti violenti. In un primo momento alcune individualità intervengono per allontanare la persona che ha agito violenza e per impedire che avvenga da lì in poi ogni tipo di contatto tra i due. Per qualche giorno ci sono rapporti diretti fra le persone loro vicine. Presto si palesa l’impossibilità di gestire una problematica che coinvolge dinamiche di movimento attraverso singoli, e viene così convocata un’assemblea tra varie realtà a livello cittadino, tra le quali NUDM Firenze e la Magnifica. Dopodiché, nonostante laccordo di rincontrarsi a settembre per continuare la discussione, non vengono rinnovati gli intenti.
 
Al di là dei vari passaggi, la nostra posizione è sempre stata questa: a partire dalla condanna senza sfumature della violenza, mettere in sicurezza chi la subisce e non limitarsi alle condanne senza appello per chi la agisce.
Proviamo ad approfondire… Crediamo che affrontare la questione di genere senza prendere in considerazione a monte la questione del ruolo significhi avere una visione parziale e miope dell’intero dibattito. Il ruolo del dominante, del prevaricatore, perfino del carnefice è, nel corso della Storia, giustamente e inconfutabilmente attribuibile alle individualità maschili (la costituzione stessa del concetto di patriarcato, la sua riproduzione e messa in atto societaria in qualsiasi luogo e momento). Così come è chiaro che le individualità femminili siano state relegate automaticamente nel ruolo della vittima, essendolo di fatto. Con questo presente però, la presa di coscienza e quindi lo sviluppo del dibattito stesso dovrebbe andare nella direzione del riconoscimento di quei meccanismi di natura patriarcale da noi tutt* più o meno introiettati allinterno della famiglia e della società e che dovremmo puntare a disinnescare attraverso lacquisizione di nuovi strumenti. Questi meccanismi hanno varia natura e forma, ma tutti fanno leva sul concetto di ruolo e del potere che da esso deriva. Se si nasce in un genere individuato come femminile e lo si accetta, allora si crescerà  assumendo dalla società una serie di stimoli che tenderanno a determinare il ruolo; stessa cosa per il maschile. Come sappiamo, chi non si riconosce poi in questo binarismo subirà su di sé una serie ancora più grande e violenta di imposizioni. 
Acquisire gli strumenti per liberarsi dal ruolo che la società più o meno direttamente ci impone è un lavoro difficile e continuo che dovrebbe mettere in discussione le fondamenta stesse del genere attribuito. Anche il non binario, la donna, o qualsiasi altra individualità lgbtq+ può assumere il ruolo del prevaricatore e non solo quello della vittima, perché nel farlo sta riproducendo nient’altro che un esercizio di potere insito in quei meccanismi introiettati e non ancora consapevolmente eliminati. Se si parte dallassunto che la donna o lindividualità lgbtq+ non possa esercitare nessun altro ruolo che quello della vittima e sia incapace per sua stessa natura di riprodurre invece ruolo di prevaricazione o dominanza (ruoli “maschili”), si limita enormemente la possibilità di riconoscere e scavalcare il problema alla base, cioè quello del ruolo e del potere. Non solo, ma si resta attaccati, paradossalmente, al concetto di genere in maniera estremamente patriarcale ed eteronormata.
Pare un concetto semplice ma la sua messa in discussione è fondamentale e nel farlo non si toglie NULLA alla realtà della condizione femminile delle lotte affrontate nei secoli, anzi se ne rafforza la sua natura intersezionale
Quindi bisogna affrontare la questione di genere assieme alla questione di ruolo utilizzando il concetto centrale del potere come chiave di lettura.
NUDM Firenze e la Magnifica negano la capacità di certe categorie di essere prevaricatric* o violent* se non per legittima difesa o per quella che chiamano violenza giustificata. Mettendo davanti la questione di genere e non di ruolo, e la sacralità inconfutabile e strumentalizzata del sorellaticredo, rendono  impossibile ogni altra forma di approccio alla questione, ricattando così chiunque ci provi con lo stigma del maschilista, di matrice patriarcale o addirittura di complice e occultatore di stupri. Questo anche se a farlo sono individualità attive nel dibattito e nella realtà della lotta transfemminista, ma che non assumendo le loro stesse pratiche non esercitano a parer loro un transfemminismo giusto o etichettabile come tale, e si arrogano il diritto di giudicare in maniera esterna e superficiale se i percorsi e le pratiche intraprese da altre individualità o realtà sono corrette o efficaci, basando le valutazioni su quelli che secondo loro dovrebbero essere criteri universali, nei tempi e nei modi che loro ritengono sufficienti.
Nel caso in questione, NUDM Firenze ha utilizzato e strumentalizzato il solo metro di misura dellincolumità della vittima che, se in un primo momento è sicuramente funzionale (e fondamentale), almeno in questo caso è divenuto nel tempo un parametro labile e arbitrario in mano a chi si voleva e vuole tuttora legittimare politicamente attraverso questa vicenda.
In questo modo non ha fatto che riprodurre le dinamiche di potere che dichiara di voler combattere.
Sulla base di questa sintesi, che noi riteniamo fondante, stiamo costruendo le nostre pratiche.
In quanto comunità e non tribunale, non ci sentiamo chiamate a giudicare o valutare ma ad intervenire per cercare di ricucire le ferite inferte al nostro tessuto sociale. Ne consegue che, sospendendo il giudizio, quella che si apre è la ricerca delle cause e di una via percorribile che possa risolvere il conflitto alla radice.
Ora, quando come spazio si è cercato di individuare alla radice le cause di un atto violento, abbiamo capito che non basta imputarle totalmente a un capro espiatorio liberandosi di ogni responsabilità, ed è per questo che abbiamo sentito il bisogno di confrontarci su due piani paralleli, che comprendono la critica a quanto agito dal singolo e l’autocritica di quanto fatto da noi stesse. Ovvio, non pensiamo di rappresentare l’intera realtà e conosciamo molto bene le strutture di oppressione violenta su cui si fondano i dispositivi che governano il mondo. Quello che sappiamo, però, è che la nostra comunità, autogovernata, è l’unica realtà su cui possiamo realmente agire.
Mantenere questo principio di autocritica non è semplicemente una questione etica ma anche un principio vitale nel senso stretto del termine. 
Un principio per il quale solo chi è in grado di raccogliere i feedback dall’esterno può ricercare nuovi equilibri, adattarsi e divenire altro da sé.
Ovvio che un’identità in mutamento non sia efficace nei meccanismi di brandizzazione ideologica, nella fidelizzazione sindacal-corporativa, nella narrazione bidimensionale e fulminea dei social media, ma a noi questo non interessa perché non ci siamo lanciate in una guerra di conquista, non abbiamo intenzioni egemoniche e soprattutto perché i meccanismi competitivi sono quanto di più lontano dai nostri principi.
Alla nostra comunità non servono i cori di una tifoseria o la visibilità passeggera. Servono compagne e compagni di cammino. Per questo la nostra identità è cangiante e fluida, per questo vogliamo mantenerla tale, perché rimanga transitabile, accogliente e plasmabile da tutt*.
Insomma, la nostra comunità non è una bandiera. Non basta sventolarla, bisogna viverla per comprenderne i processi in atto. Perciò scusateci se la nostra autonarrazione è carente.
Noi non siamo un museo. Siamo una comunità che si è fatta laboratorio di pratiche collettive, che produce cultura intesa come modi di vita, e dunque convivenza. 
Proprio per questa identità costitutiva siamo esposte all’errore e alla critica. Perché non si può imparare senza provare o provare senza sbagliare. Questo lo accettiamo da sempre, cercando di affinare i nostri strumenti con gli errori che disseminiamo.
Per questo abbiamo adottato un approccio inedito nei confronti di una tematica che nel tempo ha toccato tutti gli spazi e le cui manifestazioni finora non sono state in genere sanzionate né tantomeno discusse (se non negli ambienti contro-esclusivi del femminismo), anzi semmai ignorate in quanto spesso ritenute attinenti alla sfera privata. E’ andata in questa direzione la decisione di continuare ad approfondire questi temi dedicando un giorno alla settimana per incontrarci, leggere e ripubblicare testi, discuterne insieme e modificare, sulla base di ciò, le nostre stesse pratiche assembleari; come quella di avviare un percorso di confronto e dibattito assieme ad un’altra realtà del territorio, aperto comunque a tutt*, sempre sulle tematiche di sessismo e decostruzione del patriarcato. L’idea di fondo è quella di muoversi su due linee di percorso: una che fa capo ad una diffusa riflessione critica e autocritica per quanto riguarda la violenza di genere e le sue manifestazioni anche in (o a lato di) contesti antagonisti; l’altra che, coinvolgendo le persone interessate, prova ad innescare dei processi di crescita.
Ci è infatti chiaro che limitarsi alla condanna e a un’eventuale sanzione più o meno drastica, di per sé non interdice la riproduzione del fenomeno e ci appare un intervento, oggi come allora, del tutto inadeguato. Per non parlare dell’evidenza che si tratta di una prassi meramente repressiva e in quanto tale appartenente alla cultura politica di quel potere che si afferma di voler contrastare. 
Riteniamo che sia proprio questo il punto di rottura che ha portato al boicottaggio del festival.
Quell’azione va infatti in tutt’altra direzione, richiamando una cultura politica che è quella della riproduzione di una prassi che più tradizionalista e maschilista non si può, basata sull’ideologia identitaria e sullo schieramento di sigla, sui processi sommari e sugli autodafé, sull’utilizzo privilegiato di canali pseudo-comunicativi come quelli social, utili soltanto alla polarizzazione delle posizioni e alla loro semplificazione. A nostro parere, dalla pratica di NUDM Firenze e Magnifica emerge una concezione del ruolo e degli obiettivi di un’organizzazione politica che privilegia aspetti sindacal-corporativi e che si traduce nell’auto-conferimento della rappresentanza di una certa categoria sociale e dei suoi interessi. Con la paradossale conseguenza che diviene essenziale la competizione con coloro che nel panorama politico appaiono meno distanti in termini di valori e di finalità, proprio perché insistono sullo stesso “bacino d’utenza” politico-culturale, costituendo in tal modo i concorrenti più diretti. 
Si capisce, allora, perché si preferisca contestare il festival ospitato dalla Polveriera, mentre si siano ignorati i precedenti sforzi e proposte sul tema da parte di questa realtà. Così come si capisce perché si siano lasciati cadere gli inviti a costruire percorsi e modalità in grado di affrontare il problema delle violenze di genere, al di là delle mere condanne e dei semplici ostracismi.
Tuttavia, la vera ragione che ci porta a mettere in risalto quelli che si confermano i limiti patriarcali di un certo femminismo non risiede nella volontà di stabilire graduatorie di merito antagonista tra un “noi” e un “loro”. Semmai in quella di definire meglio la diversità di approccio al ruolo e all’intervento politico che marca le rispettive esperienze.
In quest’ottica, ribadiamo la traccia che Polveriera intende continuare a seguire in occasione di episodi di violenza (non solo) di genere. Traccia che trova la sua origine in numerosi passaggi nel corso degli anni, tra i quali dare spazio a collettivi ed esperienze transfemministe e alle loro iniziative tra cui proprio NUDM Firenze così come altre. 
A questo proposito, siamo favorevoli a un confronto tra le varie realtà, il cui obiettivo sia quello di far progredire il dibattito su questi temi e di sperimentare pratiche che superino le soluzioni semplificatrici della mera solidarietà da una parte e dello stigma sociale dall’altra.

Sulla questione del sessismo in Polveriera

Siamo dispiaciutx di leggere la vostra denuncia a mezzo Facebook,
compagne di NUDM Firenze, in cui si afferma che ci siamo “di fatto
rifiutatx di gestire un pesantissimo episodio di violenza machista avvenuto per mano di un così detto “compagno” della sua assemblea”.

Saremo brevi perché non pensiamo che a suon di comunicati si possano risolvere problemi che da anni (da sempre?) asfissiano ciò che molti chiamano movimento, e cioè l’insieme di gruppi e spazi anticapitalisti che sempre meno agitano le nostre città.

Eppure l’episodio in questione è stato sviscerato, discusso e affrontato non appena ci ha raggiuntx, sia all’interno della nostra assemblea, sia con altre realtà con le quali abbiamo relazioni politiche e sociali più o meno stabili. È passato un anno dal primo e ultimo incontro che abbiamo avuto con voi riguardo a questo episodio.
In quell’incontro era emersa chiaramente la volontà nostra di tutelare le persone coinvolte e affrontare la questione anche
e soprattutto oltre all’evento singolo. Da allora è su quella linea che stiamo agendo, incontrandoci fra noi compagnx della Polveriera e insieme ad altri spazi e collettivi della città, incontri in cui si è parlato nello specifico di come comportarsi anche con la persona che ha agito violentemente, e prima di come tutelare la persona che questi comportamenti li ha subiti; ma anche come accompagnare
lui in un percorso di autocritica e consapevolezza; come organizzarsi al fine di agire direttamente sulle leve relazionali che rendono le persone “vittima” di questi episodi più sicure nel parlar di quel che capita loro.
La persona in questione è stata infatti da tempo allontanata dall’assemblea e dallo spazio (e non potrà quindi essere presente in queste quattro giornate di festival), ma senza una volontà da parte nostra di un’isolamento sociale, non credendo che vi possa essere una crescita con l’esclusione come unica soluzione messa in atto, ed è su queste basi che da qualche settimana stavamo ragionando su un percorso di riavvicinamento, tutto da costruire e, in quanto tale decostruibile e criticabile, per permettere a tuttx noi di crescere.

Insomma, nessuna cortina di fumo è stata eretta attorno a questo accadimento che da un anno sta occupando uno spazio importante nelle nostre discussioni.

Allora, come mai questa presa di posizione? Come mai quest’accusa?
Non neghiamo il problema, anzi, riteniamo che questo sia uno dei numerosi problemi che riguardano la “comunità terribile” fiorentina, e vogliamo affrontarlo, lo stiamo affrontando.
Compagne, ci dispiace di questo modalità che avete scelto, piuttosto che il dialogo diretto che, da un anno a questa parte, avrebbe potuto esserci, se aveste voluto.

Su queste basi chiamiamo un confronto aperto e pubblico sulla questione, oggi alle 16.00 nel chiostro di Sant’Apollonia, invitiamo tutte e tutti a partecipare e portare la propria riflessione e voglia di dialogo, le proprie domande, i propri dubbi, in particolare chi sente di dover sottolineare le criticità del percorso da noi intrapreso..

 

“NEL FRATTEMPO… UN LIBRO!” IL FESTIVAL DI LETTERATURA SOCIALE ENTRA NELLE CARCERI DI PRATO E SOLLICCIANO CON LA FORZA DEI LIBRI.

“Evado entrando nella copertina di un libro. Ho aperto un libro ed ho chiuso fuori la prigione” scrive un ragazzo dal carcere di Sollicciano.

Come Polveriera Spazio Comune siamo orgogliose ed orgogliosi di aderire e portare al 6° Festival della Letteratura Sociale di Firenze l’iniziativa “Nel Frattempo… un libro!”, nata per creare un ponte fra donne e uomini oltre le mura detentive, ripopolando, con l’aiuto di tutte e tutti, le biblioteche delle carceri di Sollicciano e Prato.

Mai come con una pandemia globale ci sono esplose in faccia le condizioni aberranti delle carceri italiane, e mentre lottiamo contro di esse, verso una totale abbattimento dell’apparato repressivo e detentivo statale, vogliamo contribuire a portare dentro quelle mura finestre sul mondo, storie, saggi, riflessioni e racconti, che, lanciati come sanpietrini, aprano spiragli di libertà ed infinite connessioni.

L’iniziativa è stata promossa dal Polo Universitario Penitenziario (PUP) dell’Università di Firenze, l’Associazione di volontariato Penitenziario e l’Associazione Scioglilibro che hanno coinvolto una trentina di librerie; in questa occasione alcuni detenuti hanno scritto testi sulla lettura che giovanissim* disegnator* hanno illustrato.


Durante tutte le quattro giornate del festival raccoglieremo libri da inviare a detenuti e detenute; sarà possibile portare libri da casa e/o comprarli ai banchini del festival a prezzo agevolato per le biblioteche delle case circondariali.

-Le librerie che hanno aderito:
https://www.polopenitenziario.unifi.it/art-150-nel….

-Testi dei detenuti e immagini de* giovan* artist* sono in mostra
virtualmente:
https://www.behance.net/…/110133579/Nel-frattempo-un-libro
Con questi materiali sono state realizzate delle cartoline per chi partecipa con un dono di libri alla campagna.

“Oggi scelgo un libro. Vado in libreria e lo compro.
No, mi correggo, aspetto che qualcuno me lo spedisca, sperando che sappia leggere bene dentro di me…”

EL PARO NO PARA! #SosColombia

Serata informativa sulle mobilitazioni in Colombia.
In collegamento web testimoni locali da:
Bogotà
Cauca
(in aggiornamento)
dibattito assieme alla comunità colombiana di Firenze
Aperitivo, birrette e musica
BENEFIT AIUTI MEDICI PER I MANIFESTANTI
……………………………………………………
Cosa succede?
Dal 28 Aprile in Colombia è iniziato il Paro Nacional, la mobilitazione generale contro la riforma tributaria e i tagli alla sanità. Il governo di estrema destra, capeggiato da Ivan Duque, pretendeva di imporre pesanti tassazioni su alimenti e generi di prima necessità proprio dopo un anno di pandemia che ha affamato ulteriormente le classi popolari. Milioni di lavoratori informali o precari hanno difficoltà a sostentarsi mentre l’accesso alle cure pubbliche è sempre più difficile.
In questo contesto al posto di reperire risorse dalle multinazionali che saccheggiano il paese o dalle classi benestanti asserragliate nelle proprie ville il governo ha scelto ancora una volta di far pagare al popolo le spese. E il popolo si è rivoltato.
Tutte le città e le regioni sono entrate in stato di agitazione con blocchi stradali e cortei, pretendendo la cancellazione dei provvedimenti. La risposta del governo è stata quella di reprimere nel sangue inviando gli squadroni dell’ESMAD (la celere).
Ad oggi sono 53 le persone assassinate dalla polizia, centinaia i feriti fra cui decine di mutilati agli occhi per i candelotti sparati ad altezza uomo. Migliaia gli arresti formali e altrettanti quelli extragiudiziali, solo a Cali sono 185 i desaparecidos. Diverse decine gli stupri all’interno delle stazioni di polizia.
Intanto davanti al rafforzarsi delle proteste il governo inizia a mostrare alle telecamere la propria natura: una cricca di paramilitari e narcotrafficanti al comando dell’ex presidente Uribe, finanziati da Usa, Ue, multinazionali e dalla passione dei ricchi per coca e smeraldi. Numerosissime testimonianze video mostrano la polizia scortare paramilitari armati pronti a colpire le manifestazioni. Il governo soffia sul fuoco della violenza per provocare una reazione armata e poter dichiarare lo stato d’assedio.
Ma davanti a tutto questo “el paro no para”, la protesta non si ferma.
I quartieri si organizzano per sostenere le manifestazioni e accogliere chi arriva dalle campagne, assistenza medica viene organizzata per i feriti, i media indipendenti aggirano i blocchi della rete e la disinformazione.
Due sono le avanguardie che fronteggiano la sbirraglia: la prima linea e la guardia indigena. La gioventù urbana che si è organizzata per la resistenza e le strutture di autogestione di piazza delle comunità indigene.
Sabato ci faremo raccontare in prima persona ciò che stanno vivendo le compagne e i compagni nelle strade colombiane.
Tutto il ricavato sarà inviato per l’acquisto di protezioni e materiale medico.