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IN PRESIDIO SOTTO IL CONSIGLIO REGIONALE! PER L’IMMEDIATA RIAPERTURA DEL CHIOSTRO DELLA BADESSA! PER SPAZI VERDI PUBBLICI IN CENTRO!

La storia fino a qui è nota, ed è questa: 

Prima c’era: chiostro di Sant’Apollonia aperto, chiostro di Sant’Apollonia vissuto, chiostro di Sant’Apollonia spazio pubblico.

Poi la Regione Toscana è entrata in possesso del posto (che le è stato passato dal demanio) e ha fatto due cose: 1) piazzare un insensato cancello all’ingresso del chiostro pubblico e 2) promuovere (su nostro impulso, perché sennò col cazzo) ben due processi partecipati su San Lorenzo e Sant’Apollonia che nelle conclusioni hanno entrambi dato indicazione per una pronta riapertura del cortile.

Da allora nulla è successo tranne tante sollecitazioni da parte nostra e di molti altri, tante mail, tante richieste di incontro. A cui però nulla è stato risposto, solo silenzio.

Tutto come se i processi partecipati non ci fossero stati.

 

Per questo ieri, martedì 30 giugno, abbiamo fatto un presidio sotto la Regione Toscana, in via Cavour.

Ci siamo radunati davanti a Palazzo Panciatichi alle 13.30, perché alle 14 sarebbe iniziato il consiglio regionale. Eravamo in tanti a testimonianza delle molte attività sociali, culturali e sportive che si svolgono nel quartiere.

Ci siamo radunati ieri, in occasione del Consiglio regionale, perché in quella seduta sono state presentate dai consiglieri di opposizione Tommaso Fattori e Paolo Sarti una mozione e un’interrogazione su perché il chiostro della Badessa, cioè il chiostro del plesso di Sant’Apollonia, non è ancora stato riaperto. 

A questa interrogazione avrebbe dovuto rispondere Monica Barni (Assessora alla Cultura e vicepresidente), che tuttavia si è presentata in Consiglio solo dopo le 18.30 (e di poco si è quindi persa la nostra accoglienza), dando prova, o di aver avuto paura di un confronto diretto con tutte e tutti noi che l’avrebbe costretta ad un’assunzione di responsabilità, oppure che i 130 mila euro che annualmente spendiamo per il suo stipendio sono soldi decisamente mal spesi.

Ma lasciamo stare i dettagli e vediamo come la risposta che ha dato, scritta, all’interrogazione sul Chiostro della Badessa, contenga alcune cose strane, del tipo che la riapertura del chiostro è effettivamente uno degli obiettivi emersi dal processo partecipato e perciò la Regione darà indicazione al progettista incaricato della ristrutturazione, che prima o poi avverrà…

Ma qui davvero non si capisce perché un chiostro già perfettamente agibile non possa essere immediatamente riaperto, in attesa che i lavori nel plesso prendano avvio.

La risposta prosegue chiarendo il fatto che la Regione sia disponibile a valutare proposte che prevedano l’uso temporaneo per finalità di interesse pubblico del chiostro.

Bene, il quartiere di San Lorenzo ha bisogno di un  luogo dove ci si possa incontrare in sicurezza, di uno spazio per studiare all’aperto, per svolgere le attività di Sostegno Alimentare portate avanti da noi ed altre realtà di quartiere, di un angolo di prato in cui fare gli allenamenti della Palestra Popolare, di un posto per realizzare, certe sere, un cinema all’aperto. Tutto come sempre gratuito, aperto a tutti e tutte, nel segno della solidarietà.

Ieri abbiamo aperto il chiostro, a dimostrazione che non possiamo più aspettare.

Tutte e tutti insieme abbiamo ripulito il prato dai vetri, calpestato finalmente quell’erba ormai quasi secca, raccolto le susine mature degli alberi piantati qualche anno fa, abbiamo fatto assemblea, e tutt* insieme ci siamo allenat*.

E sì, su quel prato, fra quelle colonne, si sta benissimo!

Ora annunciamo alla Regione e soprattutto a chi ci legge che, a partire da questa settimana, apriremo il chiostro alla cittadinanza. Per ora saranno due giorni alla settimana, il martedì e il giovedì. E vi aspettiamo.

 

RIAPRIRE IL CHIOSTRO DELLA BADESSA SUBITO! -ABBIAMO BISOGNO DI SPAZI VERDI PUBBLICI E FRUIBILI IN CENTRO-

Come membri dei processi partecipativi riguardanti il Rione di San Lorenzo e il complesso di Sant’Apollonia, ed alla luce della pandemia Covid-19 che ha evidenziato ancor di più la necessità di spazi verdi fruibili ed attraversabili nel centro storico, abbiamo inviato questa mail alla Regione Toscana, nella figura dell’Assessora Monica Barni, rimarcando la necessità di dar seguito SUBITO ad uno dei punti di chiusura dei percorsi di collaborazione avviati: L’apertura del Chiostro della Badessa.

IL CHIOSTRO è UN BENE COMUNE, ED è DI TUTTE E TUTTI!

UNISCITI ALLA LOTTA!

INVIACI LA TUA SOTTOSCRIZIONE COMMENTANDO IL POST, O CON UNA MAIL A lapolveriera.spaziocomune@inventati.org

“Gentilissimi,

Sono passati ormai sei mesi dalla conclusione del processo partecipativo “Laboratorio Sant’Apollonia”, avvenuta il 20 Novembre 2019. Il percorso in questione ha messo chiaramente in luce la volontà di una gestione collettiva e partecipata degli spazi del plesso, in un rione come San Lorenzo in cui convivono la vecchia residenza “autoctona” e la “nuova popolazione” – ovvero le centinaia di studenti fuori sede, i giovani lavoratori, spesso precari, ed i tanti cittadini extracomunitari.

Questo percorso di confronto ha evidenziato, fra le altre cose, un’esigenza comune: l’apertura del cancello e la rinnovata fruibilità del Chiostro della Badessa, un punto, fra l’altro, già emerso in un altro processo partecipativo, “Laboratorio San Lorenzo”, che ha visto anch’esso coinvolte associazioni, studenti ed abitanti del quartiere.

Il chiostro dell’ex-convento di Sant’Apollonia, anche detto “della Badessa”, è uno dei chiostri più grandi a Firenze. Inserito in un contesto cittadino il cui centro storico è sempre più privo di spazi verdi accessibili e di punti di riferimento per gli abitanti, il chiostro diventa una necessità collettiva, ancor di più alla luce dell’emergenza causata dalla pandemia di Covid19.

Il percorso del Laboratorio Sant’Apollonia è avvenuto in parallelo a quello del Laboratorio San Lorenzo, promosso dal Coordinamento Sant’Orsola Project insieme al DIDA dell’Università di Firenze e all’Ordine degli Architetti di Firenze, che ha evidenziato attraverso una approfondita analisi del contesto, la grave carenza di spazi pubblici e le potenzialità costituite a questo scopo dai chiostri, come emerso con chiarezza dal processo partecipativo anche riguardo la riapertura del chiostro di Sant’Apollonia. Vorremmo anche sottolineare che la carenza di spazi pubblici potrebbe aggravarsi co la ulteriore occupazione di suolo che avverrebbe grazie all’allargamento dei dehors concesso alla categoria dei ristoratori per non perdere coperti nei locali con l’applicazione delle misure di distanziamento sociale.

Per noi abitanti del quartiere di San Lorenzo e dintorni infatti, il lockdown ha messo a dura prova il diritto alla salute ed all’attività fisica, e ha evidenziato ancor di più la necessità di spazi di ritrovo attraversabili ed all’aria aperta in cui ridisegnare nuove forme di

socialità responsabile. Inoltre, grazie all’iniziativa di Sostegno Alimentare, messa in campo dopo l’inizio della pandemia per rispondere alla crisi economico-sociale in atto, insieme all’associazione Anelli Mancanti, Fuori Binario, al sindacato COBAS e a decine di ragazzi e ragazze del quartiere, abbiamo avuto la possibilità di entrare in contatto con una componente importante della popolazione del centro, rinnovando e confermando le necessità riscontrate in termini di spazi di prossimità, di mancanza di verde accessibile alle famiglie, di spazi di gioco fruibili per i bambini e le bambine del quartiere e di iniziative di sport popolare.

In qualità di abitanti del quartiere ci siamo confrontati sulle possibili attività che l’accessibilità al chiostro consentirebbe di mettere in pratica fin da subito: corsi sportivi gratuiti di cardio-fitness e yoga per grandi e piccini, facilmente realizzabili in uno spazio aperto e verde rispettando le basilari norme igieniche vigenti; un’attività di sostegno allo studio e recupero scolastico con docenti volontari e giovani utenti del quartiere (ragazze e ragazzi incontrati nell’attività di Sostegno Alimentare) che, grazie al distanziamento dei banchi e a poche determinanti accortezze può essere svolto in totale sicurezza; un nuovo spazio di riferimento per la consegna dei pacchi dell’iniziativa “Sostegno Alimentare del Centro”, cominciata in piena emergenza con la piccola rete di solidarietà in precedenza descritta, che si trova in questo momento a doversi spostare dalla sede attuale; un piccolo calendario di attività culturali come la proiezione di film o la lettura di favole per bambini, all’aperto, con sedute distanziate e basilare punto triage d’ingresso. Si tratta di Iniziative contraddistinte da gratuità e fruibilità, oltre che dall’organizzazione collettiva e partecipata; attività di cui, in molti, sentono la mancanza in questo quartiere.

In un periodo così complesso, crediamo che siano una risposta importante alle necessità degli abitanti, ancor di più per chi si trova in difficoltà economica. L’accessibilità al Chiostro rappresenta, in questo frangente, la possibilità di fare tutto ciò, nel rispetto delle norme di sicurezza sanitaria vigenti.

Pertanto, nel quadro della ripresa di molte attività, chiediamo la riapertura immediata del Chiostro della Badessa a fruizione di tutte e tutti, nella speranza che anche l’Amministrazione Regionale sia disponibile, insieme a noi abitanti, ad assumersi la responsabilità di trovare una soluzione concreta e immediata alle necessità di salute del quartiere.”

LaPolveriera SpazioComune

Studenti di Sinistra

Santorsolaproject

Sostegno Alimentare del Centro

 

 

LA MAPPA DELLA SOLIDARIETà DI FIRENZE E DINTORNI

In una mappa online e interattiva, tutte le iniziative del territorio di solidarietà dal basso di Firenze e dintorni. Contattate i centralini dei vostri quartieri per aiutare o essere aiutati!

➡️Qui il link:
https://umap.openstreetmap.fr/…/map/sostegno-alimentare_442…

SOSTEGNO ALIMENTARE GRATUITO E SPESA SOLIDALE

👉San Lorenzo, Sant’Ambrogio, Ognissanti
LaPolveriera SpazioComuneAnelli Mancanti, Fuori Binario
11.00-18.00
Cecilia 3319216166
Francesca 3290463214

👉Rifredi, Quartiere 5
Potere al Popolo – FirenzeArci Circolo Le Panche – il Campino, Fuori Binario
11.00-13.00 e 15.00-19.00
Erika 3338013675
Sara 3703643362

👉San Frediano
Occupazione ViadelLeoneLaboratorio DiladdArno, Fuori Binario
11.00-18.00
Cosimo 3883620966
Flora 3201460231

👉Firenze Sud -Cure- Campo di Marte – Sorgane – Coverciano
CPA Firenze SudFòriMercato – rete sociale –
-Martina 338.0506701
-Davide 340 3255502
-David 331.3525487
-Marco 320.4266771

👉Minime, Q2
Angelaeciro Fondocomunistafirenze I’Rovo
Marinella 3391349875

👉Le Piagge
Comunità delle PiaggeCentro Sociale Il Pozzo
16.00-19.00
055373737

👉Prato, Quartiere Soccorso
SI Cobas Prato e Firenze
PUNTO DI RACCOLTA MARTEDÌ dalle 11.00 alle 16:00
via Ferrara n.30/c alla sede del #SiCobas
3408168471.

👉Campi Bisenzio
A.N.P.I. “Lanciotto Ballerini” – Cantiere Sociale Camilo Cienfuegos – ARCI Città Visibili – Gruppo Casa Campi Bisenzio
da lunedì a venerdì, ore 16:00-19:00
Elia: 3713311785
Sandro: 3351246551

👉Distribuzione pasti caldi per Donne, Sex Workers, Trans
Non Una Di Meno Firenze Cat Cooperativa Sociale Arci Firenze Circolo ARCI fra i Lavoratori di Porta al Prato zenzero_biocatering Corrente Alternata – Sguardi precari sul genere e il lavoro
Distribuzione pasti caldi
Marghe 3314113727
Ale 3201658088
Alba 3280233504
Giada 3351787282,

SPESA SOLIDALE- COMMISSIONI

👉Novoli
Brigata di Solidarietà Popolare Novoli
353 405 9707

👉Rifredi
Rude Boyz Rifredi , Arci Circolo Le Panche – il Campino, Misericordia di Rifredi
lunedì/mercoledì/venerdì, ore 11:00-13:00
Sara: 338 8864567
Lorenzo: 333 4742339
Alessandra: 340 8727111

👉Rifredi
Occupazione Viale Corsica 81
Marta: 3386954380
Serena: 3311015038

👉Bagno a Ripoli – Grassina”
Mondeggi Bene Comune – Casa del Popolo di Grassina
Antonio: 3452129924
Iacopo: 3402878683
Alessio: 3477542690

➡️Qualcosa non va nella mappa? Ci siamo dimenticati qualche iniziativa? Scriveteci!
Fb: LaPolveriera SpazioComune
lapolverieraspaziocomune@inventati.org
La mappa è uno strumento di tutt* per tutt*.

COVID CLANDESTINO- Raccolta alimentare per migranti

Pape Diaw: 3391678289

Per le consegne fare riferimento:
Zona le Piagge Brozzi peretola quaracchi Centro Sociale il Pozzo piazza Hrovatin
info Messenger Valentina Riemma
Rifredi
info Messenger Occupazione viale Corsica
Novoli
Info Messanger Batik Guinea – Bissau
Isolotto
info Messenger Diaw Pap
Santa Croce
info Messenger associazione Mariano Ferreira o Toumani Mane
Campo di Marte
info Messenger Ndiaga Wade
Gavinana info Messenger Niccolo Lombardini
Signa info Messenger Milena Prestia
Bagno a Ripoli
Info Messanger Potere al Popolo
Info Messanger Mondeggi

 

Il Festival di Letteratura Sociale si scompone- NASCE “POYOUT-LETTERE CONTRARIE” (Ogni domenica dalle 15.30 su Radio Wombat)

Va bene, la situazione generale non è più chiara di prima e allora noi proviamo a chiarire: la salute nostra e del pianeta non dipende tanto dai comportamenti individuali quanto (e tanto) dal modello economico e produttivo che ci sovrasta. Finché non riusciremo a interrompere lo sfruttamento del pianeta e delle vite che vi brulicano sopra e a sostituirlo con modelli di gestione sostenibili e compatibili con la dignitosa e serena sopravvivenza di tutto e tutt*, il futuro umano-animale-minerale sarà un disastro non diverso (seppur maggiore) da quello che ci ha accompagnato fino alle soglie di questa pandemia-cartinatornasole.

Per questo motivo il festival è nato: per dare spazio e voce a tutte le esperienze che quotidianamente lottano per l’autodeterminazione e per prospettare un futuro migliore per chiunque, indicando le strade da percorrere e sostenendo le battaglie giuste da combattere. Insieme a noi, e insieme tutt* coloro che fanno della cultura un’arma contro l’ingiustizia e l’oppressione.

Perché cultura e arte, se svincolate dalla pura mercificazione, diventano uno strumento essenziale con cui contrastare le narrazioni tossiche che ci vengono imposte dai media-di-regime e dai politici-imprenditori, e il Festival di Letteratura Sociale non intende retrocedere dalla sfida posta da quest’assedio. Dovrà però trovare una strada alternativa per contrattaccare, per continuare a riconnettere, per mezzo della letteratura, esperienze di vita e di lotta ed ancora per sperimentare nuovi modi e mondi in contesti mutati.
E dunque:
Le date saranno cambiate, non certo annullate. Se sarà opportuno, il festival si svolgerà a giugno con le dovute accortezze. Se sarà più opportuno ancora, aprirà dopo l’estate. Vi faremo sapere presto.

Intanto – e non in alternativa – il Festival di Letteratura Sociale si scompone in un Maggio tutto letterario, sfruttando le frequenze radiofoniche di Radio Wombat (1359 AM oppure in streaming su https://wombat.noblogs.org), la radio autogestita fiorentina.

Ogni domenica alle ore 15,30 andrà in onda POIUYT – LETTERE CONTRARIE, un programma tutto dedicato alla letteratura, e più precisamente a quella letteratura portatrice di una cultura libera, solidale e critica della società capitalista in cui viviamo. Romanzi, saggi, poesie e riviste accomunate dalla convinzione che la cultura abbia un valore incommensurabile e debba essere condivisa e accessibile a tutt*.

Presto daremo maggiori informazioni.
Se volete partecipare, inviateci proposte e contributi e dichiarazioni d’amore, costruiamo oggi un nuovo futuro, insieme.

LE RETI SOCIALI FIORENTINE CHE HANNO ATTIVATO LA SOLIDARIETÀ’ ALIMENTARE IN PIAZZA PER PRETENDERE: UN REDDITO DI EMERGENZA UNIVERSALE, CONDIZIONI DI LAVORO SICURE ED UN CAMBIO STRUTTURALE DEL MODELLO ECONOMICO DELLA CITTÀ’ DI FIRENZE

Siamo le attiviste e gli attivisti che si sono immediatamente attivati/e per rispondere con la solidarietà all’esplosione dell’emergenza sanitaria e la conseguente crisi economica. Ci siamo organizzati con reti di mutuo-aiuto nelle nostre comunità, tra colleghi, amici, vicini ed abbiamo attivato un sistema autogestito di aiuto alimentare, che purtroppo ha avuto molto successo. Diciamo purtroppo perché in questo momento di gran bisogno sono oltre 600 le persone che hanno richiesto sostegno. Lo hanno ricevuto grazie a centinaia le persone che si sono offerte di partecipare, sia per fare consegne che attraverso le donazioni.

Tutto ciò testimonia che i “nostri” sono alla fame e che attivare solidarietà permette di affrontare la crisi senza lasciare indietro nessuno. Ogni giorno aumenta il numero di persone che ci chiama: lavoratori a nero o con contratti che coprivano meno ore di quelle realmente lavorate, cassaintegrati, famiglie monoreddito. Sono italiani e immigrati, colf e badanti, “collaboratori” della ristorazione e del sistema alberghiero/Airbnb, impiegati di piccole e medie imprese in sofferenza. Oggi sono tantissime le persone che non riescono ad arrivare alla fine del mese mettendo un piatto in tavola. La causa di tutto ciò non é il Coronavirus. C’è un virus più potente, che il Covid-19 ha solo reso più evidente e dannoso: quello dello sfruttamento e della precarietà, che si è propagato liberamente negli ultimi vent’anni e che ha creato un mercato del lavoro frammentato, con lavoratori di serie A e di serie B e C, che alla prima scossa si sono ritrovati per terra, soli e senza tutele.

Ma c’è anche dell’altro: il settore del turismo, su cui la classe dirigente fiorentina ha voluto incentrare un modello di “sviluppo” vorace della città, è semplicemente collassato. In questi giorni abbiamo osservato un centro storico in gran parte disabitato, percorso soprattutto da riders affannati, spoglio di abitanti e di studenti. Questi ultimi sono stati espulsi durante gli anni da affitti esorbitanti e da politiche urbanistiche che hanno sostituito all’Università pubblica e alla vita reale dei quartieri un parco tematico carissimo, per masse di turisti “mordi-e-fuggi”, scuole private per stranieri ed eventi di alta moda. Con il sostegno alimentare incontriamo ogni giorno l’universo di persone che questo sistema sta lasciando dietro di sé: persone senza reddito né tutele sociali, sia tra i lavoratori che tra i piccoli commercianti.

Sono decine di migliaia a Firenze, milioni in tutta Italia, le persone, le lavoratrici e i lavoratori per cui la cosiddetta “fase due” semplicemente non partirà. Per molti altri partirà, ma in assenza di garanzia di sicurezza e condizioni dignitose di lavoro.

Oggi, primo maggio, festa dei lavoratori e delle lavoratrici di tutto il mondo, pretendiamo da chi ci governa: condizioni di sicurezza reali per coloro che torneranno a lavoro e reddito di emergenza immediato, senza alcuna discriminazione, per le classi popolari della nostra città e del nostro paese.

I soldi ci sono, sappiamo bene dove prenderli, basta la volontà politica di farlo.

LaPolveriera SpazioComune

Potere al Popolo- Firenze

Occupazione di Via del Leone

 

🔴COSTRUIAMO UNA FIRENZE SOLIDALE🔴

A pochi giorni dall’inizio della distribuzione dei pacchi alimentari, nei quartieri del centro “Diquaddarno” la solidarietà si mostra più contagiosa del virus!

👥Grazie al supporto degli abitanti, alle reti di commercianti, alle donazioni di tutte e tutti voi, stiamo riuscendo ad accrescere la rete solidale, fatta di chi dona e chi riceve, ognuno secondo le proprie possibilità, ad ognuno secondo i propri bisogni.

🤝 Ad oggi insieme ad Anelli Mancanti e gli abitanti del quartiere, abbiamo consegnato più di venti pacchi, raggiungendo circa 70 persone, e decine si sono attivate per partecipare alle consegne, donare alimenti e contribuire economicamente.

📉Purtroppo, l’emergenza sanitaria porta con sé una profonda crisi sociale, economica e lavorativa che non accenna a finire, e che si prolungherà ben oltre la fine dell’isolamento. Abbiamo bisogno pertanto di tutte e tutti per allargare la rete, per costruire nel nostro quartiere un esempio di comunità e mutualismo, insieme, perché solo insieme si esce dalle crisi.

Se hai bisogno CHIAMACI ! ! !
📞chiama Cecilia 3319216166 o Francesca 3290463214

Se puoi, AIUTACI ! !

👉 con una donazione economica
IBAN: IT55R0359901899050188540404
intestatario: PerUn’AltraCittà
causale: “sostegno alimentare centro”

👉 con una donazione alimentare
chiama Cecilia 3319216166 o Francesca 3290463214
Per passare in sede e donare

Contro la sorveglianza speciale a EDDI, con chi combatte

Pare che il mondo ci stia tremando sotto i piedi, che “nulla sarà come prima” e che qualcosa di diverso stia smuovendo gli equilibri della pace sociale imposta.
Eppure proprio mentre viviamo tutti rinchiusi e sorvegliati dentro questa gestione distopica dell’emergenza, lo stato tiene a stabilire chi sia il sorvegliato speciale, quello di cui si deve aver paura.
È Maria Edgarda Marcucci, la donna che ha combattuto contro le bande jihadiste e l’esercito turco, con Orso nelle ulivete di Afrin. Il messaggio è chiaro, dopo due decenni di biopolitica costruita interamente attorno al terrorismo islamista lo stato italiano prende posizione. Con al-Qaeda, contro chi la combatte.
Non è un fatto fra gli altri.
Mentre gli jihadisti di Idlib scappano dalla Libia all’Italia il pericolo per il tribunale di Torino è la giovane attivista che li ha combattuti.
Colpevole di niente ma privata delle libertà fondamentali soltanto per aver continuato a denunciare il ruolo italiano nell’armare lo stato turco, per aver manifestato per questo nonostante le minacce della “sezione per le misure di prevenzione”.
Proprio nei giorni in cui le politiche di Erdogan lasciano senza mascherine migliaia di operatori sanitari, in nord Italia arriva la condanna ad Eddi, a riprova di chi sia il pericolo e chi lotti per difendere i popoli dalle grinfie dei tiranni.

Questi giorni di emergenza saranno tornati comodi alle autorità per evitare contestazioni ma al contempo possono mostrare a tutte e tutti sulla propria pelle cosa significhi sorveglianza. Cosa significa non potersi muovere dalla residenza, non poter incontrare persone, dover continuamente rendere conto alle forze dell’ordine, essere costretti a rientrare a un’ora imposta.
Per chi combatte le giuste cause lo #staiacasa è una condanna sempre sospesa sulla testa. Quale è allora l’epidemia che propaga Eddi? La lotta per la libertà delle donne e di tutti i popoli, l’autodifesa dai terroristi e dai tiranni, ma anche le battaglie per l’ambiente, contro le grandi opere e per una vita degna.
Ebbene se lo stato voleva scegliere il suo paziente 0, è stato molto preciso ma anche molto esplicito. Ha messo nero su bianco cosa difende e di chi ha paura: ora sta alla responsabilità di tutti cambiare le cose.

Nella lotta e nella vita il tempo è importante. Hanno deciso la condanna il 17 marzo, mentre ci apprestavamo a ricordare Orso, mentre iniziava il Newroz, il giorno nuovo.
Un anno fa le fiamme della Terra che rinasce illuminavano l’ultima roccaforte di Daesh crollare portando il pensiero di tutti i martiri, i compagni, gli amici caduti per questo.
Oggi di nuovo una luce ritorna a cacciare il buio delle città invase e delle speranze perdute. È la luce di chi combatte, di chi resiste dentro le prigioni, di chi non accetta imposizioni. Una luce che ci chiede di portare avanti la lotta, di non rassegnarci nemmeno quando tutto sembra perduto.

A Eddi e tutti i prigionieri di questa guerra silenziosa va la nostra solidarietà e la promessa di resistenza.

Newroz pîroz be!

Berxwedan jiyane
La resistenza è vita

Eddi libera!

SANT’APOLLONIA UN ANNO DOPO

Era il 20 Novembre dell’anno scorso quando il CDA dell’Azienda Regionale per il Diritto allo Studio ha approvato, senza alcun preavviso e con il solo voto contrario delle rappresentanze studentesche, lo sgombero degli spazi comuni della Polveriera come condizione per l’avvio dei lavori di riqualificazione di SantApollonia.
Ne è seguita una forte mobilitazione, iniziata con la partecipatissima assemblea del 17 dicembre, che ha visto l’appoggio del mondo culturale, studentesco e militante fiorentino ma non solo e che ha costretto la Regione, nella persona dell’assessora alla cultura Monica Barni, a fare un grosso passo indietro e ad avviare un tavolo di trattativa con noi e con le altre realtà che vivono il complesso di Sant’Apollonia.
Da qui è partito il famoso Laboratorio Sant’Apollonia, un processo partecipato della durata di due mesi che si è concluso proprio un anno dopo l’approvazione dello sgombero, il 20 novembre 2019, con tante promesse e poche certezze, molto lavoro da fare e la voglia di chi vi ha preso parte di non smettere di ragionare collettivamente sulle questioni che riguardano il plesso.
Il Laboratorio Sant’Apollonia può quindi essere considerato come l’inizio di un dialogo da parte degli enti regionali, ma non come atto primo della partecipazione a SantApollonia. Un processo di coinvolgimento cittadino nella ridefinizione del complesso è infatti già presente dal 2014 con la nascita della Polveriera Spazio Comune e del comitato SantApollonia Bene Comune, Testimoniato anche da documenti allegati al progetto di valorizzazione approvato nel 2015.
È impensabile che una tale ricchezza e e una così grande attenzione vengano cancellate da interventi invasivi, tutt’al più sono questi interventi a dover essere armonizzati con ciò che esiste e funziona già, nel rispetto di quanto emerso durante il processo partecipato e degli atti approvati presso la Regione Toscana stessa.
Ciò considerato, è necessaria l’approvazione di interventi urgenti affinché l’abitare quotidiano del complesso e le attività genuine che si svolgono al suo interno non vengano mortificate ma che proliferino in un ambiente consono e positivo.
Come Polveriera Spazio Comune crediamo sia importante dare priorità ad alcuni degli elementi, per quanto banali, che negli anni sono stati riferiti agli enti gestori senza ottenere effetto. Nel processo del Laboratorio SantApollonia abbiamo visto come questi hanno trovato ulteriore legittimità, ed è perciò impontante che vengano affrontati prontamente.
La messa in campo delle seguenti azioni risulta fondamentale per poter creare un ambiente adatto al successivo sviluppo del percorso.
1. Pulizia
– Istituire un turno di pulizie quotidiano di tutti gli spazi aperti del complesso in carico agli enti gestori, cosa che dovrebbe essere scontata ma di fatto sono circa due anni che non avviene; la pulizia è effettuata esclusivamente da noi della Polveriera ed essendo noi persone che donano il proprio tempo volontariamente non può essere svolta con cadenza giornaliera.
– Collocare in tutti gli spazi aperti contenitori di rifiuti adatti alla raccolta differenziata e provvedere allo smaltimento dei rifiuti stessi.
– Definizione di un riferimento per i rapporti con Alia a carico di DSU (o altro ente regionale) per lo smaltimento dei rifiuti ingombranti.
2. Manutenzione urgente
In particolare si tiene a elencare le seguenti urgenze:
Messa in sicurezza della scala daccesso con interventi per favorire lo smaltimento delle acque meteoriche (garantire un accesso sicuro da ora a prescindere dai progetti realizzabili fra anni).
Regolazione dellilluminazione negli spazi aperti per garantirne la presenza costante durante lorario di apertura.
Messa in sicurezza (sigillandone provvisoriamente lapertura) della cappa in amianto esposta lungo il loggiato dal danneggiamento della controparete.
Riparazione del giunto fra gronda e tubature lungo il loggiato nord onde evitare ulteriori allagamenti e danni alle strutture (interventi sul degrado delle finiture provocato dellincuria potranno essere demandati alle fasi successive).
3. Apertura
– Apertura immediata del cancello e rinnovata fruibilità degli spazi aperti a piano terreno, sia per quanto riguarda il chiostro della Badessa che il cortile sud e chiostro delle Novizie.
4. Gestione dei conflitti e marginalità
– Avvio immediato di un progetto sperimentale in collaborazione con la cooperativa sociale CAT (ed in particolare con i progetti centro Java, Outsiders, Extreme e Firenze vivibile) per la realizzazione di un punto di ascolto e coprogettazione negli spazi del loggiato. L’intervento deve essere volto a garantire una presenza quotidiana (pomeridiana e/o serale) degli operatori e indirizzato verso lallestimento temporaneo di uno spazio chill-out dove possano essere messe in campo le competenze della cooperativa nelle aree di riduzione del danno, prevenzione e mediazione artistica. Dalla fase di ascolto il percorso dovrebbe tendere verso una progettualità condivisa con gli utenti negli ambiti emersi; deve essere favorito laccesso di tali progetti ai servizi forniti dagli enti regionali entro il complesso. Per garantire l’integrazione dell’intervento con il quartiere gli operatori, quando ne valutino la necessità, devono essere liberi e sostenuti nel portare azioni anche nel rione e nel reindirizzare gli utenti verso ulteriori progetti attivi della cooperativa. Tale intervento deve essere dotato di un presupposto economico non inferiore a quello destinato alla vigilanza privata.
Avvio di un tavolo sulle marginalità giovanili e la riduzione del danno con il coinvolgimento di abitanti, enti regionali e enti specializzati (CAT, marginalità toscana, ASL, servizi territoriali, ecc).
Tali richieste sono state più volte espresse agli organi competenti e inviate circa un mese fa all’assessora Monica Barni in persona senza ricevere alcuna risposta. Ci chiediamo cosa possa voler dire un tale silenzio verso un problema che è percepito da tutte le persone che frequentano lo spazio di Sant’Apollonia. La risposta che pare più plausibile è che tale situazione è intenzionalmente mantenuta per fornire evidenze a favore di una privatizzazione del chiostro. Tesi peraltro dimostrata dalle interviste svolte durante il Laboratorio Sant’Apollonia dove molti rappresentanti di enti istituzionali hanno proposto la chiusura del loggiato mediante vetrature.
Inutile dire che ci troviamo fortemente in disaccordo con tali scelte che non mirano alla risoluzione dei problemi bensì allo spostamento di essi in zone meno visibili della città, esponendo ad un maggiore rischio persone che vivono situazioni di marginalità sociale e che per tale motivo andrebbero tutelate e aiutate.
La politica ci insegna che ciò che porta alla risoluzione di questo tipo di problemi è la volontà delle persone coinvolte nei processi decisionali che evidentemente però hanno altri obiettivi che nulla hanno a che fare col creare un luogo di accoglienza, integrazione e mutuo aiuto.

Basta retate, la repressione è un circolo vizioso

Oggi, martedì 14 gennaio, è avvenuta l’ennesima retata della polizia municipale nel loggiato di Sant’Apollonia, con cani antidroga, sequestri e “arresti”, ennesima azione repressiva che conferma, ancora una volta, la natura politica del partito che occupa le istituzioni pubbliche della nostra città. Sembra che non conoscano altro linguaggio che quello della forza, della repressione dell’emarginazione, del controllo securitario e sbirresco del territorio. Indifferenti verso le morti che quel disagio e quell’essere messi ai margini ha già causato e continua a causare giocano a rilanciare da destra su temi quali la sicurezza e il decoro.
Non ci stancheremo mai di ripeterlo: l’emarginazione sociale, lo spaccio delle droghe, la microcriminalità che tanto ossessiona e preoccupa il partito del potere è il frutto amaro della repressione, del proibizionismo, del saccheggio delle risorse comuni per il beneficio di pochi, dello sfruttamento sempre più bieco del lavoro.

Chi sono i giovani che si ritrovano nel loggiato di Sant’Apollonia? Che storia hanno?
Le istituzioni e le destre di questa città hanno preferito invece cercare nella Polveriera un capro espiatorio, in modo tale da reprimere anche l’unica risposta sociale positiva sul territorio.
La Polveriera contende il territorio al disagio, allo spaccio, alla violenza e alla sopraffazione. Lo abbiamo fatto difendendo i nostri spazi, lo abbiamo fatto mettendo in campo attività culturali, politiche, sociali, sportive ed artistiche. Questa è la nostra strada: azione diretta, autogestione!

CONTRO LE POLITICHE DELLA REPRESSIONE, VOGLIAMO INTERVENTI SOCIALI PER LA RIDUZIONE DEL DANNO!

CONTRO IL PROIBIZIONISMO, VOGLIAMO LA LIBERALIZZAZIONE DELLE DROGHE!

CONTRO LA SOCIETA’ DEL CONTROLLO, VOGLIAMO CHE LA CITTA’ TORNI AI SUOI ABITANTI!

Cara Repubblica,

È il 15 di agosto, ora di pranzo, e probabilmente Andrea Bulleri (Repubblica) sta godendosi il rituale pranzo.
Purtroppo pare che quest’anno abbia deciso di farne pagare il conto a chi – oltre che passare questo bel momento a rispondere alla sequenza di falsità superficiali da lui diffuse – da anni impiega ogni istante di tempo libero per prendersi cura di ciò su cui, per due spiccioli di De Benedetti, da due giorni getta discredito.

È scontato, come dimostrano le tempistiche da calcio mercato della crisi di governo, che l’ozio delle ferie estive riservi particolare successo a qualsiasi polemica che possa accendere le tavolate afose degli italiani.
E dunque in questi giorni ogni buona fonte commerciale di informazione tenta il successo sguinzagliando i suoi precari alla ricerca di scoop.
È così che il giornalismo può occuparsi di “denuncia”, come vanta Bulleri nei suoi articoli.
Si presume che, in una società progredita, chi lavora con le parole ne conosca a fondo il significato, dunque il prode informatore non deve aver scelto a caso un termine indicante il riferire ad autorità competenti fatti che possano essere perseguiti.
Ora, vivendo la contemporaneità, possiamo immaginare che l’autorità competente cui il giornalista si appella altro non sia che la tavolata del suo Ferragosto; altrimenti non si spiegherebbe come mai, per parlare di un processo che si perdura da cinque anni, abbia scelto l’unico momento in cui sia le istituzioni che gli abitanti del luogo sono assenti.

In effetti a noi studenti insegnavano come il giornalismo di qualità si occupasse di inchiesta, ovvero del tentativo di determinare in modo oggettivo lo stato dei fatti ed informarne i lettori.
Ma non è certo questo il termine che si possa apporre all’accozzaglia di parole uscita in due puntate fra ieri e oggi su “la Repubblica Firenze”, giustamente catalogata come cronaca.
Non dovremmo, forse, biasimare il povero cronista che, recatosi sul luogo ne ha raccontato il poco che potesse trovarvi in una giornata centrale di Agosto. È evidente d’altra parte che in quanto persona poco informata sui fatti sarebbe stato più corretto da parte sua occuparsi di raccontare solo ciò che aveva potuto incontrare nel breve sopralluogo di ieri e non esporsi a voler riportare all’intera città processi di lunga durata, con una quantità impressionante di imprecisioni ed errori spesso verificabili con una semplice ricerca via Google.

Non saremo noi, proprio oggi e con un post sui social, a mettere le pezze allo stato in cui versa il giornalismo italiano e nemmeno possiamo permetterci di semplificare la realtà in quattro parole come fanno gli articoli di Repubblica.
La realtà, per quanto lo si possa negare, è un fenomeno estremamente complesso e chi vi agisce concretamente sa come, per descrivere fenomeni sociali, sia necessario un imponente lavoro di analisi delle dinamiche e della loro interazione con il contesto.
Occuparci di rendere disponibile una documentazione accurata di ciò (in aggiunta a quella già disponibile a chiunque nella sezione “documenti” di questo sito) sarà un ulteriore impegno, come sempre volontario e gratuito, che ci assumeremo per poter rendere leggibile quanto accade anche a chi non abbia voglia o tempo di conoscere direttamente l’argomento attraverso la presenza e l’attività dentro e fuori le mura di Sant’Apollonia.

Basti far notare ai lettori una serie indefinita di imprecisioni a cui qui si può fare solo breve cenno.
Ad esempio: la Polveriera nasce nel 2014, come scritto sul blog e sugli altri media disponibili, dunque salvo stranezze matematiche esiste da cinque anni e non due come si legge nell’articolo.
La fonte utilizzata dal reporter dovrebbe ben ricordare tale tempistica, se non altro perché da quella data l’intero DSU ha abdicato ai compiti per cui viene finanziato, come quello di mantenere pulito lo spazio. È abbastanza riprovevole, dopo cinque anni in cui studenti e lavoratori, finiti i propri doveri quotidiani, si occupano di pulire un loggiato cosparso di sporcizia, che siano gli stessi “lavativi” pagati per farlo a denunciarne l’inefficienza. Allo stesso modo verrebbe da chiedersi come mai il loggiato sia stato lasciato nell’oscurità più totale, tanto da spingerci a installare una nostra illuminazione esterna, proprio mentre nel Paese infuria il securitarismo.

Non è nemmeno necessario riferirsi a un tecnico specializzato per immaginare che i contatori di tale illuminazione siano gestiti, anche in questo caso, dalle autorità di cui quei dipendenti fanno parte.
Ad un professionista non dovrebbe risultare difficile nemmeno approfondire le origini di questa strana incongruenza di date e verificare cosa sia effettivamente cambiato nel corso degli ultimi due anni. È presto detto che tale spartiacque coincide esattamente con la chiusura tramite cancello del chiostro di Sant’Apollonia, fortemente osteggiata dalla Polveriera stessa. In quell’occasione uno dei pochi spazi verdi accessibili ad abitanti e studenti venne chiuso ad uso esclusivo delle fondazioni regionali, e la motivazione presentata fu la presenza nello spazio di fenomeni legati allo spaccio e all’uso di droghe. I “proprietari” del plesso pensarono dunque che una buona soluzione fosse chiudere il chiostro riversando la marginalità nel loggiato superiore. È questo uno scaricabarile ormai noto a tutti, per cui invece di affrontare il fatto che la turistificazione galoppante stia circondando il quartiere e riversandone la marginalità nello spazio protetto di Santa Apollonia, si preferisce lavarsene le mani scaricando il problema su qualcun altro. In questo caso le fondazioni lo delegarono al DSU che gestisce il piano superiore, il quale a sua volta pensò bene di fare altrettanto nei confronti dello spazio autogestito.
L’unico inceppo in questa catena di ignavia è stato l’approccio responsabile della Polveriera, che invece di volersi accanire sui più deboli ha tentato con tutte le energie di costruire percorsi che potessero andare a incidere sulla situazione. È così che l’assemblea ha collaborato innumerevoli volte con la cooperativa CAT, che si occupa anche per il comune di riduzione del danno, è così che i bagni della mensa sono stati vigilati sino a notte per evitare il consumo di eroina e che sono stati da noi sistemati con pannellature (nb di legno a vista, non cartongesso) per evitare che i consumatori potessero accedere a locali abbandonati, dove eventualmente morire di overdose.
Ma soprattutto è così che giorno dopo giorno chi ha vissuto questi spazi si è occupato di conoscere una ad una le persone che li frequentavano, di risolverne i conflitti, di allontanare i ragazzi dagli spacciatori con corsi di musica o quant’altro fosse possibile. Perché ad abitare il loggiato non sono “sbandati” ma persone, molte delle quali dovrebbero coincidere con i giovani che sono “il nostro futuro” come ripete il mantra dei repubblichini. Bene, quel futuro è lasciato davanti al degrado assoluto che non riguarda i muri di Sant’Apollonia ma la società tutta, le sue istituzioni e il loro futuro, in grado solo di spingere i propri figli verso droga e marginalità, per poi lavarsi la coscienza con la repressione poliziesca.

Si potrebbe continuare così, parola per parola, a parafrasare l’intera opera ma non riteniamo che questo possa giovare a nessuno. Basti sapere che se Bulleri volesse comporre qualcosa di degnamente giornalistico avrebbe tutta la nostra disponibilità a fornire interviste e informazioni, come ogni controparte dovrebbe poter fare.
Come nota ironica vogliamo anche ricordare che, a onor del vero, lo stesso giornalista ha già intervistato membri della Polveriera, che in quel caso erano presentati in forma angelica per stare portando progetti di solidarietà sanitaria in Siria. Quei progetti che vengono costruiti in spazi come il nostro non possono però esserne scissi quando il Ferragosto impone un tono più scandalistico. Ma soprattutto questo fa capire come il giornalista non avesse alcun impedimento ad alzare la cornetta e parlare con i diretti interessati.

Ovviamente ciò che preoccupa non sono due pagine sul giornale locale che, per quanto il cronista possa ritenere rilevanti, non hanno avviato il processo partecipato di Sant’Apollonia già in elaborazione da anni con bandi e tavoli fra Regione e Polveriera.
Ciò che realmente desta preoccupazione è come il quarto potere si occupi anche in questo caso di fare alzare il vespaio dell’opinione pubblica salviniana per spingere a interventi repressivi proprio all’avvicinarsi della campagna elettorale.
Noi non è a questo che ci dedichiamo, non siamo né seminatori d’odio né raccoglitori di consensi, siamo qui per agire in prima persona sulla realtà che viviamo e costruirne assieme una migliore.
A chi invoca l’intervento armato, la repressione e la chiusura daremo risposta solo con la difesa di quanto abbiamo fatto sin qui e soprattutto delle modalità con cui ciò è stato reso possibile.
A chi pretende il Napalm sociale della repressione continueremo a rispondere con la nostra opera di giardinaggio quotidiano, con la certezza che alla fine loro saranno soli fra le ceneri mentre noi raccoglieremo frutti.La Polveriera Spazio Comune
Firenze, lì 15/08/2019
La Polveriera Spazio Comune

 

PS-Ringraziamo per la solidarietà i compagni di Potere al Popolo, che vivono e conoscono gli spazi del centro. Come dimostra l’impegno a rispondere alle accuse lanciateci contro (QUI), la Polveriera non è una realtà sconosciuta dietro un portone chiuso, ma parte integrante di una Firenze che resiste e che non potrà essere liquidata come cronaca estiva.